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Fa sesso con le allieve minorenni, parla il professore: “Le mie ragazze non mi accuseranno”

Il pubblico ministero Cristina Bianconi non si è opposta alla richiesta dell’avvocato Enrico Gaveglio, legale del professore di lettere di Saluzzo, arrestato per violenza sessuale su minorenni. Il docente è stato scarcerato e posto ieri pomeriggio agli arresti domiciliari.
L’uomo ha scelto di recarsi presso una comunità protetta dove è stato accompagnato dal figlio: «Ho certamente sbagliato – ha detto l’insegnante appena uscito di prigione -, questo periodo in comunità mi offrirà la possibilità di mettere a fuoco certi errori che posso aver commesso, ma non credo che le ragazze coinvolte in questa vicenda mi faranno o possano “farmi la guerra”, capiranno come i molti, e li ringrazio, che mi hanno espresso vicinanza e solidarietà». Poi il prof è salito sull’auto guidata dal figlio ed è partito per raggiungere la sua nuova destinazione.
«Il mio cliente – ha detto l’avvocato al Gip Alberto Boetti – è stato sospeso in via cautelativa dall’Ufficio scolastico regionale. E’ dunque caduta una delle condizioni necessarie e sufficienti per la custodia cautelare in carcere: la possibile reiterazione del reato». Fino a quando l’intricata vicenda non sarà chiarita il docente non potrà insegnare, rivedere le sue allieve. Così, a partire da ieri pomeriggio, questa è stata la decisione del giudice, ha potuto lasciare l’istituto di pena.
«Non può inquinare le prove – ha proseguito l’avvocato -, se esse sono rappresentate, come asserisce l’accusa, dal materiale già sequestrato e dalle registrazioni telefoniche e ambientali», i cui contenuti, peraltro, non sarebbero ancora noti ai difensori. E il regime di arresto, benché domiciliare, scongiura (è stata la tesi della difesa) «il pericolo di fuga».
Anche l’ex moglie dell’insegnate ha preso le difese dell’uomo: «Ha preteso troppo da se stesso – ha dichiarato la donna, anche lei docente alle superiori («ci siamo conosciuti a scuola») -. Si è concesso con generosità, come di sua abitudine, a tutti i suoi allievi, ma, evidentemente, non ha considerato che a quell’età certe ragazzine sono già delle donne e il suo modo di porsi può anche essere interpretato male: è stato un equivoco».
Un’ipotesi, quella dell’ex moglie, che in un certo senso conferma le dichiarazioni del figlio: «Mio padre non ha più retto, oppure si è innamorato. Se si riveleranno vere le tesi di carabinieri e procura, queste sono le uniche spiegazioni, non c’è altro».
Non è pericoloso, la sua condizione non sarebbe assolutamente paragonabile a quella «di un pedofilo, di un maniaco o di uno stupratore». L’insegnante sarebbe stato vittima di se stesso, della sua debolezza, di equivoci con alcune alunne, di quella seduzione intellettuale «che oltre alle animine, può avvicinare anche i corpi delle persone».
E, come riferiscono i suoi legali, il docente proverebbe un tormento profondo; in carcere è stato sottoposto a vigilanza continua per l’intero periodo di detenzione, nel timore che potesse commettere qualche gesto malsano. Trasferito ai domiciliari, potrà riprendere le sue letture e trovare la via per offrire una spiegazione diversa a quanto accaduto: «Comprendendo con chiarezza la natura dei rapporti intrecciati con almeno due delle sue allieve».
Nell’ultimo periodo, prima che l’operazione “Giano Bifronte” si concludesse con il suo arresto, una sera il docente è stato portato in ospedale con un’ambulanza del 118, «una brutta intossicazione», aveva riferito il figlio, ma il sospetto che il professore potesse aver bevuto la sua “cicuta” era stato il primo segnale dello scandalo che stava per esplodere.
bardesono@cronacaqui.it

 

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