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Massacrata dal figlio drogato ottantenne in coma in ospedale

Tormenti e violenze, una vita piena d’angoscia per Maria F., 78 anni, vedova da più di dieci. Il figlio tossicodipendente le ha rubato l’esistenza. La stessa cosa aveva fatto con il padre, morto di crepacuore.
E’ stato così fino a ieri mattina all’alba (il 118 ha annotato le 5.55 come ora dell’intervento) quando la furia di Franco S., 41 anni, si è scatenata contro la madre. Colpita ripetutamente, pestata a sangue, raggiunta da calci e pugni, la donna è stata soccorsa («era una maschera di sangue») e condotta d’urgenza in ospedale, prima al Gradenigo, poi alle Molinette.
E’ in coma, non dovrebbe correre pericolo di vita, ma la sua guarigione appare molto lontana, mentre la sua anima, ormai, è morta da tempo. Picchiata perché difendeva i pochi soldi della sua pensione di reversibilità e un libretto di risparmi ogni giorno sempre più povero e che non raggiunge i mille euro.
Ma il figlio voleva quei soldi, i crisi d’astinenza di eroina, ha perso la testa e ha letteralmente distrutto il piccolo appartamento di via Vanchiglia, mentre la madre, terrorizzata, si rannicchiava a terra, in un angolo, con le mani a coprirsi il volto e gli occhi, quasi per non vedere e con le spalle al termosifone. Frantumata ogni suppellettile, Franco se l’è presa con la donna, l’ha strattonata, «dove hai messo i soldi, dammi il libretto» e l’ha colpita in volto: schiaffi, pugni. Maria è caduta sul pavimento del cucinino e ha ancora ricevuto botte alla schiena e allo stomaco, calci violenti da parte del figlio tossicodipendente.
L’anziana donna è stata salvata da un vicino di casa: «Ho sentito il trambusto – racconta l’inquilino del piano di sopra che fa il panettiere e che si stava preparando per recarsi al lavoro -, sono sceso. La porta dell’appartamento era spalancata. Ho visto la signora Maria a terra, singhiozzava. Lui stava prendendo a pugni i mobiletti della cucina. Non ci ho pensato due volte, ho chiamato l’ambulanza e la polizia». In via Vanchiglia gli agenti hanno ammanettato l’aggressore che non accennava a placarsi e lo hanno condotto in carcere.
L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è un abituale frequentatore dei Sert, è stato ospite di alcune comunità terapeutiche, ma non ha mai smesso di drogarsi. E, per pagarsi l’eroina, ha distrutto la sua famiglia, obbligando i suoi genitori a disfarsi dei risparmi di una vita di lavoro, a vendere l’appartamento di proprietà. Poi il salto criminale: i furti, i borseggi, le rapine in farmacia e nei supermercati utilizzando una siringa sporca di sangue come arma.
La cronaca di una tragedia annunciata, l’epilogo di una vita di sacrifici per un’anziana donna che per il proprio figlio ha donato tutto ed è finita martirizzata a botte per toglierle quei pochi soldi che le servivano per sopravvivere. Un’aggressione senza pietà alcuna, violenta e determinata, per ottenere quel po’ di denaro necessario per comprare la dose, per il buco di eroina. Maria, prima di addormentarsi in un coma indotto dai medici, non ha detto una sola parola, ha soltanto scosso leggermente il capo, quasi un segno di rassegnazione.
bardesono@cronacaqui.it

 

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