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Cronaca

Milano, la moda lascia la Fiera: da settembre le sfilate traslocano in centro

Addio Milano Fashion Center di via Gattamelata. Le sfilate femminili a partire dalla prossima kermesse, fissata dal 22 al 28 settembre, lasceranno la Fiera Milano Congressi per traslocare in centro. E forse finiranno alla Borsa e alla Loggia dei mercanti.Una scelta necessaria, spiega Mario Boselli, presidente della Camera della Moda: «Non c’è nessuna rottura con Fiera Milano Congressi. Eravamo orgogliosi di avere la location più bella e razionale al mondo, ma i tempi sono cambiati. Se al Carrousel du Louvre di Parigi l’ultima volta c’erano solo quattro sfilate, noi in Fiera siamo passati da 50 a 25 sfilate. I numeri non erano tali da far quadrare i conti».Un “network” di saleCosì è stata presa la decisione di «buttare il cuore oltre l’ostacolo e abbandonare l’idea di un centro unico in senso tradizionale». Risultato? Verrà creato comunque un punto nevralgico (segretissimo fino al prossimo 8 giugno), che sarà però accompagnato da un network di sale sfilate di piccole, medie e grandi dimensioni, quasi tutte nel centro cittadino, per permettere a giornalisti e buyers di spostarsi a piedi da un appuntamento all’altro. E se sarà impossibile sfilare a settembre in piazza Duomo (per la coincidenza con le celebrazioni per padre Pio), ci sono buone speranze che il progetto si possa realizzare a febbraio.Una decisione che vede entusiasta l’assessore alle Attività produttive, politiche del lavoro e occupazione Giovanni Terzi: «Dopo il boom degli Anni Ottanta, era ora di cambiare marcia e di inventarsi qualcosa di speciale. Abbiamo pensato quindi a un inedito format nel segno della contaminazione che sarà una vera rivoluzione, perché porterà le passerelle nelle piazze e nei luoghi della città. Sono convinto infatti che Milano deve ridare alla moda quello che la moda ha dato a Milano. Non va scordato che il comparto rappresenta il 21% del Pil di questa città. Per rendere meglio l’idea, ogni cinque euro guadagnato, uno viene dal sistema della moda. Un sistema che va protetto».Ma chi aderirà al progetto? Boselli è ottimista: «A parte quella trentina di stilisti che sfilano in casa o in location consolidate negli anni, speriamo che gli altri 50 o 60 si associno al progetto».Calendario più “soft”E veniamo infine al calendario, per ora ancora provvisorio. Comunque tornerà a essere sviluppato su sette giorni e sarà più rilassante di quello precedente (non ci saranno sfilate prima delle 9.30 ed è prevista la pausa pranzo di mezz’ora).«Saranno sette giorni completi. con due nomi di grande richiamo al giorno», garantisce Boselli. Intanto si sa già che aprirà Gucci e chiuderà Armani. Si prospetta quindi un calendario forte, che non teme le corazzate d’oltreoceano, e che vede il contributo di tutti gli stilisti. «Non nutro rancori, ma questa volta le case di moda italiane sono state tutte concordi e dopodomani metteremo il sigillo al calendario. Il nostro è un messaggio chiaro, chi ha orecchie per intendere intenda», conclude Boselli, alludendo non troppo velatamente alle polemiche con la direttrice di Vogue America, Anna Wintour, che nella scorsa edizione di sfilate convinse gli stilisti a comprimere in tre giorni la settimana di passerelle per tornare a casa in tempo per la serata finale degli Oscar.

 

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