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Guerriglia al cantiere Tav: scontri, feriti e arresti

L’incendio appiccato nella galleria dell’autostrada Torino-Bardonecchia è il primo fuoco nell’ennesima notte di disordini in Val di Susa. Il copione è lo stesso delle altre volte. Ma fino ad un certo punto. Perché le forze dell’ordine hanno cambiato strategia. E quando un gruppo di incappucciati attacca il cantiere, per la prima volta, parte la caccia nei boschi.

L’esercito di incappucciati lancia bombe carta, razzi, pietre e petardi  contro le reti. Ma polizia e carabinieri, questa volta, non rispondono soltanto con gli idranti. Nove i fermati, alle 2 e 30 del mattino, tra cui anche una donna. Quindici gli uomini delle forze dell’ordine contusi o feriti. A riportare contusioni e ferite sono anche i manifestanti bloccati che sono stati raggiunti dalle forze dell’ordine nei boschi e catturati. Nessuno, a quanto pare, avrebbe  riportato gravi lesioni.

La manifestazione dei No Tav è iniziata alle 21, con l’afflusso a Giaglione, il punto di ritrovo da cui parte il sentiero. Poi è partita la marcia attraverso i boschi. Il gruppo si è diviso in più frange a metà percorso, ognuna ha percorso una via diversa per attaccare il cantiere in almeno la metà dei suoi 13 varchi. Sono arrivati non solo valligiani, ma autonomi, anarchici, esponenti dei centri sociali. Da Torino, Roma, Rovereto, da mezza Europa.

 Almeno duecento gli «incappucciati» con il viso coperto, armati di zaini carichi e maschere antigas. Altri 175 «sospetti» secondo la questura sono stati identificati prima che calasse il sole, lungo le strade della Val da Susa, durante controlli mirati e organizzati da ieri. Quattordici di questi sono stati portati in questura perché trovati con maschere, caschi e «oggetti atti al travisamento».

 

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