Il Borghese

Una colonna in cronaca

Una storia che fa spavento. Per come è accaduta e per come è stata ignorata. Quasi fosse una colpa morire in un modo tanto bestiale, divorata da due cani resi folli dalla fame. Una storia di ieri, non di cent’anni fa. E nemmeno accaduta in un paese dove infuria una carestia, dove si ricorre all’inimmaginabile per sopravvivere. Una storia nostra, purtroppo, ma­turata nelle nostre campagne, tra Torino e Vercelli, là dove il Piemonte si perde nei primi contrafforti della Lombardia. Lo scenario è quello di una cascina che sta andando lentamente a pezzi, demolita giorno dopo giorno dall’incuria e dall’abbandono. Una cascina fan­tasma che già aveva richiamato l’attenzione dei vicini, persino del sindaco e delle autorità. Si lamentavano tutti, là intorno, per il rumore e l’odore dei tanti cani che viaggiavano liberi, macilenti alcuni, rachi­tici altri. Un recinto dove l’amore per gli animali aveva ceduto il passo alla barbarie. Una ferita aperta in quel lembo di verde intenso e di quiete. Ma nessuno poteva immaginare che dentro, tra le mura scro­state, su un materasso lercio steso a terra come un giaciglio, si stesse consumando la vita di una donna anziana e malata, di­sabile al punto da non potersi muovere. In balìa di tutto e di tutti. Per lei poco più di una cuccia e un ambiente sporco e mi­serabile dove per compagnia c’erano due cani di grossa taglia, abbandonati a loro volta senza cure e senza regole. E capitato così che nel caldo torrido di questi giorni le bestie si siano avventate su quel corpo esanime e, nell’orrore che non possiamo descrivere, l’abbiamo sbranata. La notizia è tutta qui, semplice e orribile. Facile da capire. Quello che resta incomprensibile invece è il silenzio che in fondo ha nascosto fatti e considerazioni, come se la nostra coscienza e i suoi strumenti rifiutassero di conoscere quanto è accaduto. Una notizia qua e un’altra là, poche righe per le cro­nache nazionali con un atteggiamento che sa di eccesso di prudenza e di repulsione quasi fisica. E invece bisognerebbe guar­dare negli occhi i demoni che albergavano in quella cascina, capire fino in fondo come l’amore filiale possa diluirsi fino a diven­tare indifferenza, quasi a scambiare la ma­dre malata per uno dei tanti cani insel­vatichiti. Non ci interessa l’arresto della donna e del suo compagno, a quello pen­seranno i giudici, i medici incaricati dell’autopsia della vittima, i carabinieri che svolgono le indagini. Vorremmo capire perché nella società in cui viviamo possa verificarsi un cortocircuito del genere dove scompaiono le differenze tra esseri umani e animali e dove il più istintivo dei legami, quello tra madre e figli, si consuma giorno dopo giorno fino a spezzarsi. E ancora perché questa storia allucinante, accaduta nel cuore della nostra terra, non tocchi la coscienza collettiva, non finisca nei titoli di apertura dei telegiornali e non abbia suf­ficiente dignità nei santuari della carta stampata. Una colonna in cronaca pare onestamente un po’ poco per raccontare una storia che diventa un monito per tutti noi. Meglio tacere, di fronte alla mostruo­sità? Meglio distrarci con vicende ben più lontane da noi?
 
 

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo