Il Borghese

La ramazza di Francesco

Ma come si fa a non amarlo, un Papa così? Uno che durante il Conclave si lavava la camicia di notte per indossarla il giorno dopo, che sten­deva i calzini ai piedi del letto, che ha insistito, persino dopo la proclamazione, a pagare la stanza d’albergo? Uno che ha dato uno sguardo allo sfarzo degli alloggi vaticani e poi con la sua valigetta – poco più di una ventiquattrore – se ne è tornato nella residenza dei cardinali? Uno che scappa, passateci il termine, a piedi per incontrare la folla e, allungando il passo, si perde la papalina, l’agguanta al volo e poi se la cala in capo come se fosse un berretto? Beh, un Papa così è un mito, uno che rompe gli schemi, che parla di cose reali, che augura ” buon pranzo” ai fedeli e chiede, a mezza bocca alla massaia che lo abbraccia che cosa ha preparato per il desco della domenica. Uno così, sul trono di Pietro non si era mai visto. E allora si comprende bene la tensione, anche la paura, certo l’i n s o f­ferenza che si percepisce nella Chiesa pa­ludata, quella ” old style” fatta di correnti, di gruppi di potere, di arrampicatori e an­che di faccendieri. I vecchi governatori del­le Curie che probabilmente hanno ruoli ben definiti nel rapporto segreto su Vatileaks voluto da Benedetto XVI e trasmesso – pare – solo nelle mani del suo successore vivono giorni bui. Per tutti costoro Francesco è una tempesta e una calamità. Ma per la gente comune, per i fedeli convinti e anche per chi ha verso la Chiesa un atteggiamento più distaccato, il nuovo Papa è una rivelazione. O meglio, incarna una rivoluzione che nes­suno avrebbe mai potuto immaginare. In questo clima è facile comprendere come le parole attribuite a Francesco dai vertici della Clar, la Confederazione Latinoame­ricana di Religiosi, ricevuti in udienza pri­vata, abbiano fatto il giro del mondo. « Nel­la Curia c’è gente santa, davvero – avrebbe detto ai cardinali – ma c’è anche una cor­rente di corruzione. Anche questa esiste, è la verità » . E ancora, non si sa se sollecitato da domande oppure scegliendo con cura i bersagli da colpire, il Papa avrebbe fatto cenno alla « lobby gay » in Vaticano. Secco e diretto come suo solito: « Si parla di una ” lobby gay” e in effetti c’è… bisogna vedere che cosa possiamo fare » . Una bomba vera e propria lasciata cadere su un terreno già minato da voci, insinuazioni e beghe di palazzo. Quel palazzo che a Francesco non interessa, se non perchè rappresenta la Casa di Cristo, dove è sempre più facile immaginarlo come colui che impugna la scopa per fare pulizia. A partire dalla ri­forma della Curia per la quale ha già no­minato otto saggi, scegliendoli tra i car­dinali di tutto il mondo e dunque spo­gliando Roma di un primato secolare, per arrivare alla guerra vera e propria alla cor­ruzione. « Il peccato si perdona, la cor­ruzione non si può perdonare » . Un con­cetto che ancora martedì, a Santa Marta, Francesco ha voluto sottolineare con forza spiegando che « una Chiesa ricca è una Chiesa che invecchia » , sillabando a voce alta: « San Pietro non aveva un conto in banca! » . Un monito che ha il sapore greve dell’avvartimento verso chi, nella Chiesa e soprattutto oltre Tevere, ha solo inseguito ricchezza e privilegi. 

 

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