Il Borghese

I bersagli umani

Tiziano Della Ratta, Giuseppe Giangrande, Domenico Trombetta, Francesco Negri. Quattro nomi che si perdono tra le pagine delle cronache concitate di questi giorni. Tiziano Della Ratta è stato ucciso durante una rapina in gioielleria a Maddaloni in provincia di Caserta, probabilmente da un ragazzo di appena 18 anni. Giuseppe Giangrande giace in un letto d’ospedale dopo che una pallottola gli ha trapassato il collo. Domenico Trombetta e Francesco Negri hanno subito ferite più lievi ma occorreranno mesi prima che possano tonare ad una vita normale. Ad unirli, una divisa e quel senso del dovere che sono l’abito e l’anima dell’Arma dei Carabinieri. Servi dello Stato, bersagli umani che, proprio per l’abito che indossano, sono troppo spesso gli obiettivi della rabbia e della violenza. Loro che dovrebbero interpretare il ruolo dei tutori della legge e dell’ordine sono diventati il nemico più semplice, persino a portata di mano, di criminali, sbandati e sovversivi. Una paga da impiegati di second’ordine, orari che a volte si prolungano in notti insonni quando sono chiamati a sorvegliare un cantiere, come accade alla Tav in valle di Susa, oppure uno stadio dove il calcio diventa motivo di scontro tra le tifoserie, o a piantonare un edificio pubblico. Giovani e meno giovani, uguali di fronte ad un ordine.

Con quel “comandi” , quasi gridato sbattendo i tacchi, che persino i film hanno ormai suggellato come il segno dell’obbedienza e della fedeltà. Mentre L’Italia ritrova un governo di unità che mescola, amalgamandoli, spiriti diversi e ideologie che si sono contrapposte per decenni, loro il prezzo verso la patria lo hanno già pagato. Uomini che la divisa ha trasformato in simboli da colpire sia che siano lì, immobili, a garantire la sicurezza della Presidenza del Consiglio, a Roma, oppure intervengano a tutelare un commerciante di preziosi nel suo negozio del Casertano. L’uso delle armi, la violenza rapida e brutale, l’insofferenza verso chi rappresenta le istituzioni devono far riflettere tutti sulla fragilità di un sistema che è stato minato con i fatti, con le parole, con i proclami assurdi anche di certa politica. Se l’italia avrà la forza di cambiare passo, anche grazie al nuovo Governo e all’intransigente pazienza del presidente Napolitano, dovrà porsi il problema della riconoscenza verso i suoi servi con la divisa. Perché è troppo facile commuoversi di fronte a un uomo steso a terra, soffocato dal proprio sangue, per dimenticare subito dopo o peggio giustificare con l’alibi del senso del dovere, il sacrificio compiuto.

Tiziano Della Ratta lascia la vita a 35 anni con un bimbo di appena un anno che lo conoscerà solo attraverso qualche fotografia e il racconti della mamma che abbiamo visto straziarsi di dolore inginocchiata accanto alla chiazza di sangue dove fino a pochi minuti prima giaceva il corpo del suo amato. Giuseppe Giangrande, 50 anni, ha perso la moglie da poco e  tenta, dal letto di ospedale, di mormorare qualche parola di conforto alla figlia che lo assiste. Lui che prima di uscire per il servizio a Palazzo Chigi ha scritto su Facebook: «Buona domenica a tutti, è una splendida giornata di sole». Non basta una medaglia d’oro condita con nastrini tricolori per rendere loro l’onore che meritano. L’Italia deve fare qualcosa di più e di meglio. Deve frugarsi nell’anima per ritrovare rispetto e riconoscenza. E nel portafoglio pur striminzito per dare il giusto valore al loro spirito di sacrificio.

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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