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Cronaca

Addio a Buontempo, una vita per la destra

Ora che non c’è più, quel soprannome scherzoso ma pieno di rispetto, “Er Pecora”, appare stretto a molti. «Perché lui era davvero un leone» sembrano dire coloro che l’hanno conosciuto e che ora ne piangono la scomparsa, tanto prematura. Teodoro Buontempo si è spento a 67 anni combattendo l’ultima battaglia con l’unico piglio che conosceva, in prima linea. Con la stessa convinzione con la quale ha vissuto un’esistenza orgogliosamente di destra, un credo capace di raccogliere il rispetto e la stima anche di coloro che erano dall’altra parte della barricata. In anni ben più turbolenti, ben più violenti, di quelli che stiamo vivendo ora.
Non si è mai risparmiato, Teodoro Buontempo. Perché nonostante una carriera politica che gli ha fatto toccare i vertici delle istituzioni democratiche – è stato deputato per quattro legislature consecutive e venne chiamato dalla governatrice Renata Polverini per un posto da assessore regionale in Lazio – non ha mai tradito il suo rapporto fisico e viscerale con i suoi elettori, le sue borgate. Il “federale” di Roma, per usare i gradi del Movimento sociale italiano di una volta. Una missione per una città che non era neppure la sua, visto che Buontempo era originario di Carunchio, provincia di Chieti. Nella capitale era arrivato nel 1968, giusto in tempo per vivere fin dai suoi prodromi una tragica, grande epoca poi sfociata nella lotta armata e in quella che alcuni avrebbero poi definito una “guerra civile a bassa intensità”. Rossi e neri, gli uni contro gli altri. E in mezzo le spranghe, le molotov, gli agguati, i colpi di pistola.

Era all’avanguardia della prima linea, Teodoro Buontempo. Perché pur in anni difficilissimi non ha mai fatto mancare la sua salda guida alla barra del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile dell’Msi. In testa a quei giovani che ben presto avrebbero patito sulla propria pelle l’insensata violenza del terrorismo, Buontempo si spendeva senza sosta per gli ultimi, i più deboli, i figli delle borgate dimenticate da tutti. E intanto faceva sentire la propria voce dalle colonne del Secolo d’Italia, del quale era capocronista, e della frequenze di Radio Alternativa, che da emittente del Fronte della Gioventù romano sarebbe diventata uno dei punti di riferimento per gli uomini e le donne di destra in tutta Italia.

Perché Teodoro Buontempo era innanzitutto questo, un nuovo di destra. E non ne ha mai fatto mistero, tantomeno nelle turbolenti trasformazioni che infine hanno portato alla dispersione dell’eredità lasciata dall’Msi. Nel 2007 lasciò infatti Alleanza Nazionale per entrare ne La Destra, portando in dote i marchi di fabbrica di un modo di fare politica che avrebbe anticipato i tempi, nella fiera opposizione ai privilegi e agli sprechi di una casta incomprensibile ai cittadini. Tratti distintivi di un uomo amato dai suoi e stimato da tutti.

 

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