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Gli tolgono la casa: adesso vive sui treni girando per l’Italia

Conosce a memoria tutti gli orari dei treni in partenza e in arrivo da Porta Nuova, ma non è un ferroviere. Silvano, classe 1932, non ha mai lavorato per le ferrovie: la sua vita si è svolta lontano, in Uganda, dove è stato infermiere con le missioni per vent’anni. M a, proprio quando pensava di potersi godere la vecchiaia in tranquillità, ha dovuto aguzzare l’ingegno per poter sopravvivere. Rimasto senza più un tetto sopra la testa, per non ridursi a mendicare sotto qualche portico del centro, Silvano ha escogitato un modo del tutto originale per poter vivere. La sua casa, ora, sono i treni della stazione. Su di essi trascorre gran parte del tempo, andando su e giù per le città di Piemonte e Liguria in cerca di qualcuno che possa dargli un aiuto. Nei treni passa le proprie giornate e le proprie notti: quando l’ultima corsa si ferma a Porta Nuova, allora lui entra e si accoccola su qualche sedile per riposare. La sua salvezza, per quanto assurdo possa sembrare, è stata la sua malattia: anni addietro, dopo un’embolia, era stato dichiarato invalido, e gli era stato rilasciato il tesserino che ora è l’unico suo vero bene. Con quel titolo di libera circolazione può salire e scendere da tutti i treni, senza pagare e rimanendo al caldo.

La sua tragica vicenda comincia otto mesi fa. Silvano e suo nipote, che abitavano in una mansarda in piazzetta Madonna degli Angeli, vengono lasciati in mezzo alla strada. Prima l’appartamento era dato in gestione dalla proprietaria alla parrocchia, da destinare a chi aveva bisogno; ma poi la mansarda è stata ereditata da altri, che hanno preteso anni di affitti arretrati. Ridotti senza niente, Silvano e il nipote sono rimasti in strada. È allora che Silvano ha dovuto ingegnarsi per sopravvivere: e il tesserino di libera circolazione è stato per lui la salvezza. «Ogni giorno mi sposto, verso i luoghi nei quali so di poter ottenere qualcosa da mangiare – confessa Silvano -. Come dai salesiani di Alassio o Imperia, oppure all’istituto don Orione di Sanremo. Un panino riesco quasi sempre ad averlo». Il problema è quel “quasi”: i giorni in cui non c’è da mangiare sono i più lunghi. Viaggiare sui treni ha i suoi vantaggi: in questo modo, al posto che trascorrere al freddo l’inverno, Silvano ha contato sul riscaldamento delle carrozze. E la notte c’è sempre un posto dove riposare, con lo zaino nero che funge da cuscino, per evitare – come è già successo – che qualcuno glielo rubi.

Ironia della sorte: la vecchia mansarda di piazza Madonna degli Angeli è ancora sfitta; sul campanello del portone si legge ancora il suo nome. Ma Silvano non può tornarci, anche se ha bisogno di una casa. Assieme al nipote hanno fatto richiesta per una casa popolare. Hanno ottenuto 22 punti, e la loro domanda è stata accettata. Ma entrambi sono ancora senza un tetto. «Per quale motivo, se la nostra richiesta è stata accolta, sono ancora ridotto in mezzo ad una strada? – si sfoga l’ottantenne -. Vorrei una casa, è l’unica cosa che chiedo, per poter passare in tranquillità la vecchiaia». Nell’attesa, Silvano viaggia in treno per l’Italia. «Meglio così che stare fermo sotto i portici – spiega – in questo modo viaggio, passo il tempo e cerco di sopravvivere».

Giorgio Cavallo

 

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