Il Borghese

Teppisti vigliacchi

Ci sono cose che non si dimenticano. Come un pacco di carta gialla, un bustone di quelli commerciali, che uno apre con l’abituale noncuranza e che ti esplode in faccia. Già è una fortuna poterlo raccontare. Cancellarlo dalla me­moria però è impossibile. Per questo forse com­prendo meglio di altri la paura, forse addirittura lo sgomento di chi, a La Stampa, ieri mattina si è ritrovato tra le mani un bustone simile con una sorta di portacd all’interno. Una trappola, forse mortale, che non è scattata perché due contatti non si sono trovati sulla stessa strada e non c’è stata la scintilla. Cinquanta grammi di polvere pirica potevano costare gravi ferite e mutilazioni al fattorino addetto alla corrispondenza. Il 4 luglio di sette anni fa, io non fui così fortunato. Il contatto ci fu e l’esplosione pure. Fortuna volle che la violenza dell’urto si scaricasse verso il basso, sulla scrivania e non il volto. Almeno non totalmente. Allora fu la Fai, fe­derazione anarchica informale a spedire il cadeau insieme a quello del sindaco Chiamparino. Inutile ad anni di distan­za cercare un colpevole. L’inchiesta si confonde con tante altre che riguardano questo “coraggiosi” postini: l’assalto al­la stazione dei vigili di San Salvario, le bombe nei cassonetti della Crocetta e altri ordigni spediti a Cie, Equitalia, caserma… Un sussulto di azioni di­namitarde che poi, due anni fa, sem­bravano aver mutato rotta: qualcuno disse che la Fai e la sua coreografica cornice di teppisti-terroristi avevano fat­to il salto di qualità. Dalla bomba ano­nima alla pistola. Vera o fantasiosa che sia questa ipotesi ne fece le spese un dirigente di Ansaldo nucleare. Ad aspet­tarlo sotto casa, secondo gli inquirenti, due torinesi con una Tokarev in pugno. Una gambizzazione, vale a dire una pallottola in una gamba secondo lo stile delle brigate rosse. Ma era la Fai, come recitava una precisa rivendicazione. Ar­rivando ad oggi e al pacco che solo fortunosamente non è esploso, si po­trebbe dire di tutto e pure il contrario. Che è in atto una escalation della ten­sione eversiva, che questo è il primo di altri anonimi “bombardamenti”, che la crisi e la disoccupazione creano un clima fecondo per chi ha in animo la guerriglia terrorista. In questo Paese ne abbiamo viste di tutti i colori, dal ra­pimento Moro alle stragi. E i giornali, proprio quelli che alla Fai non piac­ciono, come purtroppo non piacciono anche ad altri, non devono commettere il solito errore: quello di gridare al lupo e di costruire fantasiosi scenari. Questi non sono guerriglieri e qui, grazie a Dio, non c’è la rivoluzione e neppure un nemico antidemocratico da abbattere. Diamo ai teppisti la loro patente e non trasformiamoli in Robin Hood. In fondo a pensarci la rabbia di quel giorno lon­tano in cui mi ritrovai con una benda su un occhio mi veniva dalla qualità dell’attentato. Vile, perché anonimo e meschino. Una bomba che poteva col­pire chiunque, anche un bambino.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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