Il Borghese

Una vergogna per il Paese

L’8 settembre va in scena in differita. E dalla tarda estate del ’43 ci spostiamo in questa incipiente primavera di settant’anni dopo. Con la vergognosa sconfitta diplomatica e anche umana che riconsegna agli indiani i nostri due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fino a ieri soldati scelti e oggi semplici detenuti barattati in cambio della libera circolazione dell’ambasciatore a Nuova Delhi, il Governo Monti non solo celebra nel peggiore dei modi l’infausta ricorrenza, ma esce definitivamente di scena con il marchio del disonore. Pacta sunt servanda, dicevano i latini e ripetevano i galantuomini di ogni epoca. E la parola data agli indiani, che non sono quel popolo di straccioni primitivi che qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi ci voleva dipingere ma al contrario rappresentano la più grande democrazia al mondo, è stata tradita due volte e deprezzata così tanto da non valere più niente sulla ribalta internazionale. Peccato che il professor Mario Monti, senatore a vita, e il suo ministro degli Esteri, nobiluomo Giulio Terzi di Sant’Agata, non abbiano sperperato il proprio onore personale ma abbiano fatto mercato di quello dell’Italia intera.

Un’Italia tremebonda, come quel vaso di coccio di Don Abbondio, stretta e schiacciata dai vasi di ferro delle potenze internazionali che oggi assistono a questo inverecondo teatrino con il sorrisetto del disprezzo. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che in fondo hanno fatto il loro dovere di fucilieri di marina, mandati su quella petroliera a proteggere gli interessi dell’Italia a migliaia di chilometri da casa, restano gli unici a testimoniare che non siamo un popolo di Pulcinella. Potevano fuggire, e visto l’esempio dei loro superiori al governo, nessuno si sarebbe sentito di biasimarli. Hanno invece salutato le loro famiglie consci di andare incontro non ad un soggiorno dorato come vorrebbe farci credere ancora una volta il nobile ministro, ma verso un giudizio che sarà reso ancora più severo, se non addirittura ingiusto, dalla nostra ignavia da 8 settembre. E non è certo consolatoria la garanzia che non saranno messi a morte. Adesso che gli indiani hanno di fatto sequestrato l’ambasciatore italiano, violando loro le regole internazionali, noi li abbiamo rispediti al mittente privi persino di quell’onore che è la prima bandiera di un soldato. Rientrano in India come mercenari. O peggio come pirati loro stessi che sparano agli innocenti.

E’ il giorno della vergogna che si è abbattuta su quello che ci era stato presentato come l’esecutivo di politici e tecnici competenti e di seriosi professori che ci avrebbero restituito il prestigio internazionale. E invece verranno ricordati come il governo dei furbastri che ha aspettato gli ultimi giorni della propria legittimità per tradire la parola data salvo poi spaventarsi al primo ringhio della tigre indiana. Peggio di così non si poteva fare. Pazienza. Da ieri c’è un nuovo premier in pectore. Chiunque esso sia, sarà lui a dover pagare i conti lasciati in sospeso. Quelli umani e quelli finanziari. Provate a chiedere ai nostri imprenditori che fanno affari in India: se da oggi in poi verranno trattati come malfattori non chiediamoci il perché.   

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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