Il Borghese

Le babbucce rosse nell’armadio

Quelle scarpe nere allacciate, lucide ma un poco consunte che spuntano appena dalla veste candida potrebbero essere, senza apparire irriverenti, un monito per la Chiesa del passato anche recentissimo. E per chi, attraverso le regole ferree del cerimoniale, ha sempre cercato di fermare il tempo nella Casa di Pietro. Le babbucce rosse di vitello finissimo sono rimaste lì, in un ripiano dell’armadio di Papa Francesco. Così come i paramenti preziosi scelti con cura quasi maniacale dai maggiordomi dei suoi predecessori e il prezioso crocifisso d’oro finito sottochiave in cassaforte. Papa Bergoglio, fortemente ancorato alle sue tradizioni, alle origini contadine della famiglia che viene da Portacomaro d’Asti e alla vita da emigranti in Argentina, viaggia leggero. Paga l’albergo, cammina per le strade, si infila tra la folla riducendo a zero le regole della sicurezza e spedendo letteralmente i fedeli in visibilio.

Semmai fosse possibile fare un parallelo ci verrebbe da pensare a Papa Giovanni, al Papa Buono che mandava le carezze ai bambini e allargava le braccia come se volesse racchiudervi il mondo, cancellando come un colpo di spugna l’incedere regale di Pio XII. Un po’ si somigliano i due. Anche nelle parole. I tempi sono cambiati ma allora come adesso la Chiesa ha bisogno di riforme vere, di ritrovare il consenso della base dei fedeli e di cancellare tante storie brutte e tristi che lo sfavillio dei paramenti non possono celare. Papa Bergoglio la prima sfida l’ha lanciata scegliendo il nome di Francesco, nel segno di una Chiesa più vicina ai poveri e alla gente umile. E il fatto che nessuno, nella storia della Casa di Pietro, abbia mai fatto questa scelta, potrebbe già dirla lunga sulle prospettive del suo governo. Anche ieri, nel bagno di folla per la messa di inaugurazione del suo papato, solo di fronte ai potenti del mondo, Papa Francesco ha giocato la sua partita di semplicità. Pure l’anello che è simbolo del potere pontificio ha perso la preziosità dell’oro per vestire quello più popolare dell’argento. Un messaggio più chiaro di così spedito diritto come uno strale nel cuore della Chiesa faccendiera e compromessa con la politica, non si poteva dare. Viene da pensare che dietro le mura vaticane più di un potentato stia tremando per questo tsumani con la tonaca che parla di bontà e di tenerezza, abbraccia con slancio i bimbi, accarezza il capo dei fedeli, ma è tutt’altro che debole e remissivo. Papa Francesco piace alla gente perché assomiglia al parroco che tutti noi vorremmo avere. A quello capace di fare della parrocchia un centro di carità, ma anche un nido di tenerezza dove poter mandare i nostri bambini certi che lì saranno al sicuro e non correranno rischio alcuno. In tempi come questi pare una benedizione anche solo immaginare che esista. E sperare che la sua mano ferma possa riportare la Chiesa al suo ruolo. Che non è certo quello di fare finanza, di suscitare scandali o di giocare in segreto, sullo scacchiere della politica.     

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo