Il Borghese

La sanità low cost

Anche la salute fa i conti con i tagli delle risorse. Ovvero meno soldi, meno posti letto. Meno personale (basta non rimpiazzare i pensionati) e meno primariati. Di questi ultimi che spesso sono figli del condizionamento politico di tutti colori, potremmo farne a meno senza traumi, ma sul resto bisognerebbe fare riflessioni attente senza affidarsi soltanto ai parametri adottati per rispettare il piano di rientro  imposto alla Regione Piemonte o alle direttive dell’ex ministro Balduzzi. Tre posti letto ogni mille abitanti per i ricoveri e lo 0,7 per cento per la riabilitazione che pare un tributo più a Italo Calvino (ricordate il Visconte dimezzato?) che alla statistica, sono – a giudizio di molti – un azzardo. Tabelle alla mano il Piemonte dovrà sacrificare sull’altare della spending review 2.019 posti letto, la metà dei quali, a occhio e croce, in Torino e provincia dove le dotazioni dovrebbero passare dalle attuali 9.189 a 8.220.

Detto dagli stessi tecnici la revisione rispetto al passato è sacrosanta e, per dirla con una battuta, farsi ricoverare in certi ospedali diciamo così “decentrati” sarebbe più o meno come attraversare la strada con una benda sugli occhi. Meglio affidarsi a reparti specialistici dove le équipe lavorano a ciclo continuo e secondo parametri europei piuttosto che rischiare una sorta di fai da te.  Ma in questo crogiuolo di iniziative che riguardano la riforma e che dovrebbero andare a regime nei prossimi due anni, e dunque saranno ancora oggetto di discussioni e rifiniture, c’è qualcosa che va in straordinaria controtendenza. Ci riferiamo all’ospedale Evangelico Valdese che è stato per anni uno dei punti di riferimento del popoloso quartiere di San Salvario e che dovrebbe chiudere i battenti a breve.

Ebbene, mentre la popolazione scendeva in piazza con cartelli e proteste, mentre nasceva addirittura un comitato spontaneo per opporsi a quello che è uno dei punti della spending review ecco che parte dei medici e dei tecnici decideva di tirarsi su le maniche. Il che ha dato i suoi risultati e si è già tradotto in un trasloco di uomini e mezzi, come si direbbe in polizia, ossia di macchinari e personale medico e paramedico in una struttura privata. Dal Valdese ad una clinica di corso Massimo d’Azeglio, duecento metri in linea d’aria, a prezzi contenuti. O come direbbe una pubblicità turistica, low cost. Esempio: un esame per la retina, costo di 48,50 euro con il ticket nella struttura pubblica verrà praticato a 50 euro. Segno che può esistere una sanità accessibile se la professionalità è alta e le prestazioni offerte al pubblico non sono gravate da speculazioni violente. Una controtendenza rispetto alle casistiche a cui ci siamo abituati con il carosalute che dovrebbe far riflettere un po’ tutti. Compreso chi usa il bisturi anche sui bilanci. Post scriptum, come soleva fare un mio amico un po’ pistino in calce alle sue lettere: altri settori del Valdese sono pronti a fare le valigie. Vogliamo scommettere che presto quell ambito palazzo sarà vuoto e pronto agli usi immobiliari più disparati mentre a poca distanza si praticherà una sanità di eccellenza?

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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