Il Borghese

Un semplice addio

Questa sera, alle 20, verrà completato l’ultimo passo di quello che rappresenta un passaggio storico. A quell’ora, infatti, Benedetto XVI, come sua abitudine, spegnerà la lampada sulla scrivania e terminerà la sua “giornata lavorativa” e sarà l’ultima. Da quel momento, infatti, vi sarà la sede vacante e inizieranno le procedure del conclave che dovrà eleggere il nuovo pontefice.

Con un gesto semplice e abituale, quindi, Joseph Ratzinger si consegnerà definitivamente alla storia, con quelle dimissioni che mai si erano viste nell’epoca moderna da parte di un papa. Rimarrà “papa emerito”, continuerà a vestire di bianco – una semplice talare, senza mantellina rossa – e proseguirà nella sua attività di studioso, di raffinato teologo e delicato intellettuale. «Non scendo dalla Croce» è il messaggio che ha lasciato, dopo la sua udienza di ieri, cui – a dispetto di quella vulgata che lo vuole pontefice poco amato – in migliaia hanno partecipato per tributargli affetto e simpatia. «Continuerò a servire la Chiesa, solo in altro modo». Le sue stesse dimissioni, senza scomodare le interpretazioni degli esperti del diritto canonico, possono essere lette come un servizio alla Chiesa, per la necessità di dare uno scossone all’apparato, per indicare una strada che ora dovranno seguire i porporati chiamati a eleggere il suo successore.

Per ora dal Conclave si entra e si esce, nel senso che tutti i cardinali accusati di aver coperto gli orrori della pedofilia sono invitati a restare a casa, o a dimettersi, quando non lo fanno loro in prima persona. È un chiaro segnale che qualcosa è cambiato in Vaticano: segreti e certe politiche non sono più rinchiusi dietro le mura leonine, i panni sporchi vengono lavati in pubblico. Talmente in pubblico che l’arcivescovo di New York è finito in tribunale a testimoniare sulla questione degli abusi, con domande da parte del pubblico ministero niente affatto tenere. Ma d’altra parte, questo è il sistema americano, e la Chiesa a stelle e strisce vi si sottopone come ogni altro cittadino. Interessante, poi, notare come l’uomo chiamato dalla giustizia degli uomini a fare chiarezza, stando ad alcuni “rumors”, sia anche uno dei più accreditati candidati al soglio pontificio. Potrebbe essere un buon segnale?

Laici e credenti hanno questo in comune: l’avvicendamento di un papa non è il semplice ricambio alla guida di uno Stato. Comunque la si guardi, gli avvenimenti d’Oltretevere hanno ricadute importanti anche nello scenario mondiale, non solo nostrano. E dimenticando lo shock dell’annuncio di Benedetto XVI, lasciando da parte i veleni di Vatileaks e le illazioni o speculazioni sullo Ior, pensiamo che questo ricambio storico avviene senza lutto: il pontefice è stanco ma è vivo, e sorride e agita la mano a chi lo saluta, e consegna al successore e a tutti la serenità di un addio non facile da gestire. Viviamo questo momento storico, quindi, non con la mestizia o il veleno degli scandali, ma con la leggerezza che Benedetto XVI, l’uomo che ha pronunciato le parole più pesanti che ci si potesse immaginare, vuole ora consegnarci. Potrebbe essere l’esempio di cui necessita una società che vede svanire i suoi punti di riferimento, che si arrabbia – anche giustamente – e non vuole più credere alle parole vuote. Un esempio che potrebbe valere anche per altri personaggi, sempre incollati ai propri ruoli e al proprio potere, anche quando la situazione è totalmente ingestibile e tutto l’edificio sta andando a fuoco.

Twitter@AMonticone

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo