Il Borghese

L’inverno della politica

Le previsioni del tempo ci dicono che il Generale Inverno incombe come un falco sull’urna. Pioggia e neve potrebbero aggiungere altri valori a quel 30 per cento di incerti, indecisi, delusi e inviperiti elettori che potrebbero disertare i seggi. Come dire che queste elezioni con il cappotto arrivano male al traguardo, come male hanno lasciato i blocchi di partenza. Nel mezzo una ridda di inchieste giudiziarie che non risparmiano nessuno e che vanno ad aggiungere legna al rogo su cui si sta consumando questa malandata seconda Repubblica. Il resto lo vediamo, peggio lo ascoltiamo tutti i giorni nel battibecco ormai personalistico tra i leader in corsa, nessuno escluso. Se ci aspettavamo progetti per uscire dalla situazione  di crisi, dobbiamo invece accontentarci delle solite promesse: via l’Imu, taglio l’Imu, abbasso l’Imu, tolgo le tasse, riduco le tasse…

E poi i posti di lavoro da creare: un milione, due, tre. Basta che mille imprenditori assumano un disoccupato a testa e il gioco è fatto. Se sono giovani, poi, facciamo bingo. Ognuno ha la sua ricetta, a destra, a sinistra e al centro, peccato che le farmacie che vendono pasticche anticrisi non le abbia ancora inventate nessuno. In questo clima ci avviamo verso il voto dell’ultimo minuto. Un esperto conoscitore delle italiane abitudini, ossia il professor Renato Mannheimer, sostiene che almeno cinque milioni di nostri compatrioti sceglierà all’ultimo se votare, e soprattutto chi. Si sceglie dunque con la monetina e non con l’ideologia, con la speranza che l’uno o l’altro schieramento sia più vicino alle proprie aspettative, piuttosto che sulla base di un progetto politico condiviso o almeno condivisibile. Peggio, aggiunge il professore dei sondaggi, di quanto è accaduto in passato, quando la politica già stava perdendo popolarità, molto peggio rispetto alle ultime elezioni politiche. Chi vivrà, vedrà.

E intanto sull’Italia incerta e malridotta, piovono inchieste a raffica, dalle Alpi allo Stretto, senza risparmiare colossi e formichine. La valanga Monte dei Paschi si aggiunge al bordello di Finmeccanica, e alle travagliatissime vicende dell’Ilva. Formigoni, ex Signore degli Anelli della Lombardia respinge accuse di favori milionari da parte di faccendieri vari che gli avrebbero garantito una vita da nababbo e in Piemonte si va a fare le pulci a cordate di imprenditori che hanno diversificato i propri interessi tra giornali, bar e alberghi vista lago, magari grazie ad amici potenti. Risultato, altro fango nel ventilatore con un assessore regionale dimissionario, funzionari e industriali coinvolti. Quanto basta per armare la già ben munita schiera di chi auspica il rinnovamento agitando il vessillo dell’antipolitica e della casta da abbattere. Accuse pesanti, visto che si parla di corruzione, ossia del peggio che può essere contestato ad un amministratore pubblico. Resta il problema del tempismo di queste inchieste che, a ragnatela, coinvolgono più o meno tutti partiti, quasi ad imporci due domandine che nel segreto dell’urna diventano ancora più scomode: abbiamo davvero scelto dei corrotti perchè ci rappresentino nelle stanze del potere? Oppure, per prossimità, siamo un popolo che non disdegna di mettere le mani nelle tasche altrui pur di ricavare un utile?

 beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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