Il Borghese

La slot machine delle tasse

Nel 2013 ogni italiano (bambini e ultracentenari compresi) pagherà un carico di imposte, tasse e contributi pari a 11.735 euro. Esattamente 977,91 euro (se volete potete arrotondare a 978!) al mese, agosto e dicembre compresi. Ovviamente è la media del pollo, sicchè ci sarà chi pagherà una fortuna e chi niente, come recita l’italico costume di arrangiarsi, ma la media è media e dunque finirà per colpire la stragrande maggioranza degli italiani, specie quelli “costretti” a dichiarare tutto per via del lavoro dipendente e quelli – perché ci sono e non sono pochi – che lavorano correttamente e fanno pure le fatture. Una cifra singolarmente folle e complessivamente enorme visto che si parla di un gettito complessivo di denaro che dovrebbe entrare nelle casse dello Stato pari a oltre 714 miliardi di euro. Ma neppure così, in questo sistema incancrenito dalla burocrazia che mantiene apparti elefantiaci e costosissimi, i quattrini che usciranno dalle nostre tasche serviranno a coprire il buco di bilancio. Semmai sarà una pezza, anzi un pannicello caldo magari capace di suscitare altri appetiti nei confronti del gregge che ormai è avvezzo a tutte le tosature possibili.

Peccato che il vello sia consunto e che rimangano appena le risorse per comperare pane e companatico, escludendo tutte le spese voluttuarie possibili. A dircelo, se vi guardate attorno per strada, sono i “compro oro” cresciuti come funghi nel bosco, mentre gli annunci economici alla voce “vendo” pubblicano pagine su pagine. Si cede e si baratta, ma soprattutto si tenta di disfarsi, anche per pochi euro, di mobili, suppellettili, quadri, tappeti. Si spogliano le case, si cedono le seconde auto che fino a qualche tempo fa servivano a mogli e figli per la spesa e le trasferte verso la scuola. In questo contesto la Cgia di Mestre, che non manca mai di fornirci bocconcini prelibati, ci spiega come  quest’anno pagheremo il 125% in più di quanto abbiamo pagato nel 1980 quando l’esborso pro capite era di 5.215 euro. Cifre da finanza sudamericana ai tempi dei crac delle repubbliche delle banane. Eppure noi andiamo avanti aiutati dai risparmi dei nostri vecchi che pure si consumano man mano che gli anni e i mesi passano.

Andiamo avanti con la speranza a farci da stampella mentre la pressione fiscale quest’anno raggiungerà il record storico del 45,1% del Pil, 13,7 punti percentuali in più rispetto al 1980. Dovrebbero bastare questi dati a far capire a coloro che adesso si sgolano nelle commedie pre-elettorali che la misura è colma e che così non si può andare avanti. Se ne è accorta pure la Corte dei Conti che bastona l’evasione fiscale ma invoca misure per ripristinare i consumi, unica maniera d’altra parte per continuare a far cadere monete nella slot machine del Tesoro. Nell’attesa che qualcosa si muova ci resta un’unica certezza: quella che dovremo lavorare fino a luglio compreso per pagare il nostro debito allo Stato. E il resto dell’anno, c’è da scommetterci non sarà festa grande.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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