Il Borghese

Strozzati dalla lumaca

Chissà perchè ad ogni campagna elettorale che si avvicina (questa poi sarà veloce come un Tgv) la casa diventa il tesoro da proteggere. Per tutti. Politici, tecnici, tecnici che diventano politici, pardon che “salgono in politica”. Uno (Berlusconi) promette di abolire l’Imu e con questo (e altro…) fa pace con la Lega, altri (il Pd) di “rivisitarne” i contenuti. E persino Monti, smentendo se stesso, ammette «che potrebbe essere ridotta» insieme all’Irpef. Come sempre, prima dell’urna, la vita diventa più rosea e persino i saldi in tempo di crisi se ne avvantaggiano. Peccato che in questa corsa al consenso dove anche i Prof si lasciano travolgere dallo stile imbonitorio tipico dei bancarellari, nessuno si preoccupi di mettere un freno ai disastri della burocrazia, ai tempi eterni della pubblica amministrazione e della strage quotidiana perpetrata nei confronti delle piccole e medie aziende che hanno la sfortuna di essere fornitori pubblici.

Promesse a parte, fatte con larghi e suadenti sorrisi persino alla corte europea di cui siamo sudditi inascoltati, i tempi che servono ad una fattura emessa da un fornitore per trasformarsi in denaro supera i sei mesi. In qualche caso arriva a otto mesi. Ma può anche andare peggio visto che vi sono casi segnalati in Calabria, Molise e Campania in cui i ritardi toccano persino i 755 giorni, vale a dire che superano abbondantemente i due anni. Una vergogna a cui nessun governo del passato ha mai messo una pezza. Né quelli di centrosinistra né quelli di centrodestra. E neppure i tecnici. Come se la pubblica amministrazione fosse una sorta di terra di nessuno, un ginepraio inestricabile dalle Alpi allo Stretto in cui non infilarsi mai. Già, perché mentre si spremono i cittadini e si tassano le case quasi con noncuranza, nessuno si preoccupa che i debiti commerciali accumulati dal pubblico (Comuni, Regioni, Province e soprattutto enti strumentali, agenzie, controllate, ecc) superino i 70 miliardi di euro, la metà dei quali, o poco più, soltanto verso i fornitori della sanità.

Muoia Sansone con tutti filistei, dove Sansone è l’immagine dell’imprenditore e i filistei sono i suoi ignari e incolpevoli dipendenti. Si calcola – per difetto, badate bene – che siano migliaia le imprese che, ormai snobbate dalla banche che non accettano più di smobilizzare crediti a babbo morto, facciano ricorso a strozzini. Mentre altre – e sono centinaia – hanno già chiuso i battenti lasciando ai curatori fallimentari il compito di battere cassa ai Boiardi di Stato. Il tutto, badate bene, a dispetto delle stesse normative europee che adesso impongono (inascoltate!) di saldare le fatture entro trenta giorni dalla data di emissione. Ebbene di questo argomento nessuno parla tra i soloni che già ci arringano con i loro propositi di buon governo. Sulla pubblica amministrazione e sui quattrini che (eventualmente) dovrebbero essere recuperati per saldare i vecchi debiti e fare fronte agli impegni che incalzano, neppure una parola, un “ma”, un “forse”, un “vedremo”. Silenzio. Come se queste fossero “cose da ricchi” che non toccano la gente, che passano ben al di sopra delle nostre teste. Un errore grave che la dice lunga sulla distanza che separa chi siede in Parlamento o negli enti locali da chi ogni mattina tira su la serranda della sua bottega o timbra il cartellino delle presenze. Un errore che si ripete da una vita se è vero che già vent’anni fa le statistiche europee denunciavano come la nostra pubblica amministrazione pagasse le fatture in media dopo 90 giorni, contro i 30 di Francia e Germania. Da allora siamo solo peggiorati, arrivando a triplicare un malvezzo che oggi sta contagiando anche i privati. Come sempre il cattivo esempio fa scuola. E i furbi crescono.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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