Il Borghese

Ridateci la noiosa “Tribuna elettorale”

Daremo agli altri leader politici lo stesso spazio di Berlusconi. Così disse Mamma Rai di fronte all’avanzare delle polemiche. Anche no, grazie. Così rispose l’elettore medio terrorizzato dall’idea che ogni trasmissione, ogni momento di intrattenimento possa essere interrotto dalla presenza di qualche leader politico. Già in molti si chiedono perché, nell’intervallo delle partite della nazionale di calcio occorra per forza raccogliere un parere del presidente Abete, piuttosto che un di un noto attore utilizzato come commentatore tecnico…
Anche se possiamo plaudire l’intenzione della Rai di disciplinare il tutto secondo un principio  di «equilibrio precedente la par condicio», qualunque cosa questo voglia dire, il problema della presenza in televisione del Cavaliere o di altri, onestamente, è assolutamente marginale. Sia le proteste sia le dichiarazioni di equilibrio paiono tratteggiare uno scenario ben preciso: il presenzialismo di qualcuno e il debordare di chiacchiere e promesse e mistificazioni può condizionare l’elettore. Da anni, ormai, si continua con questa storia e sarebbe tempo che ormai l’elettore dimostrasse di non essere quell’ebete obnubilato dal tubo catodico che quasi tutto il mondo politico pare ritenere. L’elettore, oltre al diritto-potere di voto, ha anche quello di usare il telecomando per spegnere, cambiare canale, abbassare il volume. Non è che se Berlusconi imperversa in televisione e in radio c’è l’obbligo per lo spettatore di subirselo… E lo stesso vale per gli altri leader e candidati.

Alla ricerca di una forma di garanzia e di equilibrio, soprattutto da parte del cosiddetto servizio pubblico, non sarebbe male piuttosto organizzare dei faccia a faccia reali, con i protagonisti uno di fronte all’altro, con i loro programmi, le loro risposte, persino le loro domande se ritengono. Due o tre appuntamenti cadenzati da qui alle elezioni ed ecco realizzato il servizio pubblico senza bisogno di par condicio o levata di scudi.

Certo, come detto, il mondo dell’informazione – e qui siamo parte in causa anche noi dei giornali che non possiamo impedirci di riprendere la dichiarazione di Tizio o Caio se l’ha rilasciata in televisione, fosse pure “Amici” anziché un programma giornalistico – dovrebbe rivalutare il proprio pubblico, riconoscergli la capacità di comprendere quando viene preso per i fondelli o bellamente illuso.
Finirà che rimpiangeremo sempre di più la soporifera “Tribuna elettorale” di un tempo. Nel frattempo consoliamoci pensando che questa campagna elettorale sarà per forza di cose molto breve. In fondo nell’ultimo anno sono successe cose a sufficienza perché ciascuno di noi possa avere ben chiaro chi sono i soggetti che vengono a chiedere, ancora una volta, il nostro voto. E giudicare di conseguenza.

Twitter@AMonticone

 

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