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Stefano D’Orazio: «Con Zorro sono tornato bambino». L’ex batterista dei Pooh presenta all’Alfieri il musical dedicato all’eroe mascherato

Il cavaliere mascherato più famoso di tutti i tempi torna a far parlare di sé, questa volta attraverso la penna di uno dei più celebri musicisti italiani, l’ex batterista dei Pooh Stefano D’Orazio, autore dei testi e delle liriche di “W Zorro il musical”. Spettacolo inedito che da stasera alle 20,45 fino a domenica, al Teatro Alfieri, racconterà con i toni della commedia musicale italiana, la leggenda rivisitata di Zorro, l’eroe dall’identità sconosciuta e dalla spada veloce. Combattimenti spettacolari sulle musiche di Roby Facchinetti, con sorprendenti coreografie ed effetti speciali. Nel cast, Michel Altieri, Alberta Izzo, Roberto Rossetti, Jacqueline Ferry, Maurizio Semeraro e Fabrizio Checcacci, con 12 danzatori e acrobati. Stefano D’Orazio ne ha svelato i retroscena a CronacaQui.

È un progetto che aveva da un po’ nel cassetto…
«In realtà era in un baule che i miei tenevano con i ricordi della mia infanzia. Riaprendolo mi sono rimesso a fantasticare. È una storia su un eroe di scottante attualità, oggi abbiamo bisogno di qualcuno che ci porti in salvo: i nostri politici si sono messi una mascherina sugli occhi, bisogna capire dietro chi si nasconde Zorro e soprattutto se esiste davvero».
Com’è il suo Zorro?
«E’ un personaggio realmente esistito, El Zoro, la volpe. L’eroe di una storia ironica, che passa attraverso amore, gioco, duelli: il campione del mondo Stefano Pantano ha insegnato scherma agli attori. In questo musical si ride e ci si commuove, mi sono circondato di un cast di numeri uno».
Come nasce la sua passione per il musical?
«Il musical è la bella copia della vita. Ai tempi di Pinocchio ho sentito una libidine incredibile nel vedere recitare ciò che avevo scritto. Ma ero un Pooh e non avevo tempo per dedicarmi ad altro. Quando sono sceso dall’astronave ho ricominciato a fantasticare».

Continua a collaborare con i Pooh?
«Quando ho bisogno mi rivolgo a loro, mi capiscono alla perfezione. Abbiamo un rapporto bellissimo, sono uscito senza attriti, ma non sentivo più stimoli, non vedevo più traguardi. Non da colleghi, ma da amici mi hanno capito. Inizialmente pensavano di fermare la giostra, poi si sono resi conto che era giusto andare avanti anche senza di me».
È da poco uscita la sua autobiografia: “Confesso che ho stonato – Una vita da Pooh”, è un tuffo nel passato?
«E’ un racconto “auto sputtanante” delle mie prime scelte, tutte quelle che mi sono andate male. Dal mio debutto alla vita fino agli anni dei Pooh e ai tempi supplementari di oggi. Mi parlo male addosso: è un libro comico sugli inciampi della mia vita, mi hanno già chiesto di portarlo in teatro».
Cosa c’è nel suo futuro?
«Sto navigando a vista, non sapendo cosa fare, ma sapendo cosa non voglio fare: ridurre tutto ai tempi di una canzone. Voglio continuare a fantasticare».

Articolo di Alessandra Ariagno

 

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