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Alessandro Haber: «Sarò Craxi, un uomo e il suo dramma»

Una scrivania, una sedia e un uomo solo. Solo davanti alla morte, davanti al suo passato. Una scena spoglia e un interprete coinvolgente per rappresentare gli ultimi giorni di vita di “X”, così viene denominato quel personaggio potente, poi sconfitto, abbandonato, esiliato, costretto a morire lontano da casa, dagli amici, dall’Italia. Alessandro Haber interpreta Bettino Craxi in “Una notte in Tunisia” di Vitaliano Trevisan, lo spettacolo prodotto dal Teatro Franco Parenti in scena questa sera al Carignano di Torino. Non c’è azione, non c’è trama in questa pièce diretta da Andrée Ruth Shammah e ispirata al libro di Bobo Craxi e Gianni Pennacchi “Route El Fawara”, ma solo un lunghissimo monologo in cui Haber racconta, con grande abilità e in modo struggente, la solitudine di un uomo che «ha pagato per tutti». «Craxi non l’ho imitato ma l’ho evocato – spiega il protagonista -, non ho voluto riabilitare la sua figura di politico ma il suo lato umano»

Perché proprio Craxi?
«È stata una sfida. A teatro non si può fare sempre solo Pirandello, Cechov, Shakespeare, bisogna anche rischiare. Questo è stato un lavoro complesso che ha avuto una gestazione molto difficile e anche vari ripensamenti. La stessa regista più volte ha pensato di lasciare perdere, perché lei aveva conosciuto Craxi e quindi si sentiva troppo coinvolta. Io ho insistito e alla fine ho fatto bene»
Quale immagine di Craxi emerge dallo spettacolo?
«Quella di un uomo di grande carisma, una forte personalità, come non ce ne sono più al giorno d’oggi, che nel bene e nel male si faceva sentire. Sembra altero e sprezzante ma invece è umano, si mette a nudo, fa un esame di coscienza, fa autocritica. È un personaggio shakespeariano. Il suo è un testamento spirituale che lascia al fedele maggiordomo».
Un testo drammatico, dunque.
«Un testo bellissimo, quasi una partitura musicale. C’è sì il dramma, la nostalgia, il dolore, ma c’è anche l’ironia, si ride pure. Il testo poi è attuale, con riferimenti all’oggi. Si raccontano le menzogne della politica. La malattia di Craxi è quasi la metafora dello Stato, una cancrena».
È cambiata la sua opinione sull’uomo politico dopo averlo interpretato?
«In parte sì. Mi sembra di volergli più bene».

In questi giorni la vedremo a teatro ma anche al cinema.
«Sì, giovedì uscirà nelle sale “Vorrei vederti ballare”, un film di Nicola Deorsola dove interpreto un ruolo importante. Prossimamente uscirà anche “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi, che ho finito di girare una ventina di giorni fa».
Con Alessandro Haber sul palco Maria Ariis, Pietro Micci e Roberto Trifirò. Lo spettacolo, in scena alle 1930, replicherà fino al 9 dicembre. www.teatrostabiletorino.it; 011 5169555.

Articolo di Luigina Moretti

 

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