Il Borghese

Non faremo collezione di scontrini

Qualcuno si era illuso che, tra Redditest, anagrafe tributaria e balzelli vari che ci avvelenano il quotidiano, al Cittadino-pecora fosse consentita la grazia di raccogliere, con interessata pignoleria, scontrini, ricevute e fatture per ottenere diciamo così uno sconto sull’Irpef. Ma, soprattutto, per mettere alle corde la microevasione fiscale: quella, per intenderci, che si sviluppa da mane a sera, tra lo scontrino fantasma per il caffè, il ristoratore che usa il quaderno a quadretti del nipote per abborracciare il conto, l’artigiano che si sporca le mani solo “per contanti”, e così via. Il Cittadino-pecora insomma già sogghignava per il suo nuovo ruolo di moralizzatore interessato: che goduria accantonare pezzi di carta che valgono soldi non solo per chi li emette e contemporaneamente scrivere la parola fine ad abusi che spesso si subiscono per cortesia o per semplice debolezza.

Chi avrebbe potuto rifiutare di fronte al “contrasto di interessi” il magico scontrino, opponendosi ad una norma fiscale finalmente equa? La risposta è semplice: il governo. Che per bocca dei tecnici ha riportato il progetto al punto di partenza. Cioè al nulla. Altro che raccolta dello scontrino come se si trattasse di francobolli rari. Il contrasto di interessi c’è e resta tale, con da una parte chi le studia tutte per lasciar riposare il registratore di cassa e dall’altro il Cittadino-pecora che subisce e tace. Il progetto che piaceva a molti, noi compresi, non risulterebbe così efficace nella lotta all’evasione e, al contrario, potrebbe risultare dannoso per il bilancio dello Stato. Sbertucciata dunque la Commissione finanze del Senato che l’aveva fatto proprio, accantonata la previsione di portare il caso di fronte a Montecitorio, ci ritroviamo tutti con una mano davanti e una di dietro. Non che questa trovata dello scontrino fosse la panacea contro tutti i mali, visto che sappiamo – per esperienza – che le cattive abitudini tardano a morire e che il rischio di un aumento generalizzato dei prezzi poteva essere un rischio concreto, ma c’era almeno l’illusione per il  travet qualsiasi che non può sgarrare dai confini dello stipendio fisso, di avere la possibilità di ottenere un piccolo sconto.

O se volete un recupero sulla mensile sottrazione in busta paga. Una sorta di premio, magari anche risibile, per il Cittadino-modello mentre dall’altra parte si riequilibrava la bilancia del dare e avere troppo spesso sbilanciata. Non se ne farà nulla. O meglio il progetto resterà nel frigorifero fino alla fine della legislatura in attesa che altri (ma chi?) se ne faccia eventualmente carico. Troppo complicato, troppo rozzo, troppo semplice: il contrasto di interesse va in sonno. meglio dedicare tutte le attenzioni al Redditest, quello sì che che farà ricche le casse dello Stato. Ammesso che, spente le luci del Natale, il Cittadino-pecora non cominci la vera rivoluzione dello scontrino, evitando con cura di tirare fuori il portafoglio, anche per un caffè.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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