Il Borghese

Il “grande fratello” del Fisco

Qualcuno ricorderà lo stupore e anche la preoccupazione con cui apprendemmo, molti anni fa, di essere spiati da qualcuno lassù, nelle immense praterie del cielo, dove scorrazzano liberi i satelliti. Il nemico pubblico si chiamava Echelon, o qualcosa del genere e pareva in grado di sapere tutto di noi, di penetrare nel segreto delle nostre case, di carpire le conversazioni, di conoscere e clonare i segreti delle aziende. Bene, oggi abbiamo la certezza che gli spioni sono sotto il nostro letto, tra le lenzuola, tra le pentole, in salotto. Una sorta di folletti elettronici che ci accompagnano al supermercato, a cena fuori, al cinema, in vacanza. E in garage.

Echelon, per dirla tutta, ci fa una pippa, al confronto del Redditest, uscito dalla mente fervida del governo tecnico in stretta collaborazione con l’Agenzia delle entrate. In pratica un “grande fratello” chiamato a spiare ciascun contribuente in ogni aspetto della sua vita lavorativa, famigliare, ricreativa per stimare sulla base di calcoli che non è dato di conoscere nelle loro formule più complesse, quanto dovrebbe guadagnare all’anno per fare ciò che al Fisco risulta abbia fatto. Ovviamente se qualcosa non quadra tra le stime e le effettive spese sostenute, il contribuente sarà chiamato a giustificarsi davanti a qualche ispettore al quale, temiamo, starà soltanto a cuore il problema dei budget che gli sono stati assegnati e gli eventuali incentivi economici legati ai risultati raggiunti. Una sorta di caccia al contribuente infedele che comincia ogni mattina e si interrompe la sera quando la lampada del comodino si spegne per lasciare spazio al sonno. Tutto conteggiato, tutto appuntato per benino in una mole incredibile di dati personali che confluiranno in una gigantesca anagrafe tributaria che trita e inghiotte anche le più elementari norme della privacy. Galeotte saranno le cene, anche quelle in pizzeria, le carte di credito, le vacanze, i viaggi. E non veniteci a dire che qualcuno potrà spiegare che magari per il matrimonio, ha risparmiato per anni, o ha ricevuto un cadeau da genitori e suoceri. Apriti cielo: sarà l’intera famiglia allargata a dover spiegare come e perchè i pargoli sono stati finanziati.

Detto così, in attesa che si chiariscano con esattezza i contorni del Redditest, c’è da chiedersi come sia possibile che, in un Paese che sta andando a rotoli, dove l’economia langue, i consumi sono al minimo storico (e persino le previsioni per Natale sono grigie, per non dire peggio), gli insoluti non si contano più, aziende e negozi storici chiudono i battenti per non riaprirli il giorno dopo, il Paese si inventi questa diavoleria che finirà – temiamo – per dare la botta definitiva alla circolazione del denaro. Ma via, gli istituti di ricerca ci dicono che la stratta fiscale ha già fatto “migrare” miliardi di euro oltre frontiera, che la nautica è defunta, le auto di grossa cilindrata pure, come i super elettrodomestici, le vacanze ai tropici e così via. Defunti a casa nostra perchè fuori, oltre la cortina fiscale, si spende e si spande. I super ricchi con contorno di illustri evasori fiscali hanno già preso le contromisure. Restano i travet e gli impiegati, i commercianti e i piccoli imprenditori. Troppo facile fare la punta alle loro matite, sfruttando magari una vacanza a lungo desiderata. O un piccolo gioiello, un cappotto o la scuola privata per i figli. Troppo comodo censire chi è già censito per appioppargli multe e accertamenti che rischiano di farlo barcollare. O peggio. Meglio, molto meglio sarebbe stato cercare altrove, all’estero e nei paradisi fiscali, i tesori nascosti. Ma certo non sarebbe bastato un Redditest, si sarebbe dovuti ricorrere agli 007.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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