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La Barca Sublime incanta la Reggia

Lo spettacolo in tre atti di David Livermore, “Il viaggio”, “Il sogno”, “La tempesta”, con tanto di Ouverture e Prologo, fa da sorprendente cornice nella Scuderia Grande della Reggia di Venaria alla Peota Reale, l’imbarcazione da parata dei Savoia, ultimo esemplare di Bucintoro esistente al mondo, che una minuziosa opera di restauro ha riportato allo splendore originale e da oggi anche alla fruizione del pubblico, inserita com’è in modo permanente nel percorso espositivo della Reggia. Un palcoscenico regale per “La barca sublime”, già a suo tempo palcoscenico del potere regio, accolta ieri a Corte da una cerimonia inaugurale.

Evento festoso, in contrasto con il clima che si respira in questi giorni alla Reggia, una Reggia dal destino quanto mai incerto. «Venaria potrebbe chiudere» è Fabrizio Del Noce a lanciare l’allarme. «Se non ci arrivano i 6 milioni e 800 mila euro che aspettiamo dal ministero – spiega il presidente del Consorzio della Venaria Reale – rimaniamo senza fondi. Basterebbe una forte nevicata che costringesse a ripassare i tetti della Reggia per farci chiudere. Non potremmo fare fronte alla spesa perché non ci sono soldi. I soldi vanno a finire tutti a Roma, al Maxxi. Se a breve la situazione non si sblocca il nostro consiglio d’amministrazione darà le dimissioni. C’è già pronta una lettera per il ministero in cui facciamo presente questo stato di cose».

E aggiunge: «Abbiamo anche fatto proposte alternative ai fondi, come quella di restaurare opere importanti, ad esempio i Bronzi di Riace, e di poterle poi esporre in mostra, com’è successo con l’Autoritratto di Leonardo. Sarebbe un modo per poter mantenere il bilancio in pareggio, come abbiamo fatto quest’anno. Le mostre portano denaro». E ce n’è una molto importante, quella di Matisse, in programma per il 2015, che potrebbe saltare. «La mostra non è carissima e sarebbe quindi fattibile – è ancora Del Noce -, ma per metterla in calendario dovremmo fermarla adesso. Con quali soldi, però?».

In attesa di risposte da Roma conviene intanto godersi il prezioso manufatto del Settecento, inserito nell’architettura monumentale della Scuderia juvarriana: la Peota Reale la cui bellezza e imponenza è esaltata dall’allestimento di Livermore. Una scenografia spettacolare, la sua, in cui sette personaggi storici e di fantasia si raccontano dai palchi di un teatro barocco in un’alternanza di immagini di amanti, di donne bellissime che sorridono immerse nelle acque di un fiume, di dipinti del Canaletto che si trasformano in vedute del Bellotto. Sullo sfondo di tutto le musiche di Antonio Vivaldi.
«Abbiamo voluto creare un “Teatro della memoria” – spiega Livermore -, perché la Peota era simbolo di potere e il potere passa anche dal teatro».

L’articolo di Luigina Moretti

 

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