Il Borghese

La foto non pubblicata

C’è una foto simbolica della protesta di ieri che però non troverete in prima pagina. E’ quella di due ragazze che si baciano sotto gli occhi dei poliziotti in tenuta antisommossa. Sarebbe stato bello pubblicare degnamente quella fotografia e sarebbe stato bello che la protesta studentesca si fosse fermata a questo episodio.

Invece, come al solito, l’operato dei soliti ben noti ha portato a scene di autentica guerriglia in giro per la città. Assalto al cantiere del nuovo grattacielo Intesa Sanpaolo, lanci di oggetti contro gli operai, fumogeni in mezzo al traffico a due passi dal Palagiustizia.
 E le mazze da baseball che calano con violenza sugli agenti, che arrivano a spaccare il casco di protezione di uno di loro, mandandolo in ospedale. E ancora: irruzione all’Ufficio delle Entrate, rogo di carte e di arredi; raid nella vecchia sede della Provincia, in via Maria Vittoria, un vero e proprio saccheggio con arredi, totem promozionali e bandiere – sostituite da quella No Tav – dati alle fiamme sulla pubblica via. Per tacere del solito lancio di uova, di pietre e tutto l’ordinario campionario di queste mattinate di protesta e follia.

Una giornata dura, soprattutto per la polizia chiamata a fronteggiare con le solite risorse un doppio fronte ad altissimo rischio. Già perché in Val di Susa occorre schierare un esercito per proteggere i lavori di un cantiere, persino delle semplici operazioni di carotaggio, per difendere i lavoratori. Così come sono lavoratori da difendere gli impiegati che si sono visti una torma di individui far irruzione nei loro uffici, o gli operai del grattacielo che hanno assistito impotenti al lancio di tubi e altro materiale da edilizia, alla devastazione delle attrezzature. E dire che, a poche centinaia di metri, quasi in contemporanea, manifestava la Cgil, in una giornata che si sarebbe voluta contro l’austerity, contro le manovre del governo. Il sindacato ha preso le distanze, chiaramente. Sarebbe stato meglio che avesse annullato la propria manifestazione, per far capire che, quando la piazza diventa ostaggio dei malviventi – e l’avevano ampiamente annunciato sul Web – le persone per bene devono staccarsi, devono fermarsi e dire: no, così non va bene.
Invece in quella terra di mezzo, quella solita zona grigia che ben conosciamo, continuano a muoversi i professionisti del disordine, i fomentatori del caos, i devastatori cui non serve neppure una scusa per muovere guerra a qualcosa o qualcuno. E continuiamo a chiederci se davvero non esista una maniera di bloccare queste guerriglie annunciate. O se occorra solo continuare a tentare di arginarle, a ridurre al minimo il danno, a sperare di non arrivare all’incidente più grave. Proprio quello che qualcuno, a quanto pare, continua quasi a cercare spasmodicamente.

Twitter@AMonticone

 

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