Il Borghese

Il supplemento da pagare

C’è un nuovo mantra che è entrato nell’ambito della discussione politica ed è quello secondo cui un centimetro di Tav costerebbe quanto la borsa di studio di un ricercatore. E a dirlo non sono solo i militanti della Val di Susa, ma anche illustri candidati politici, professori universitari e persino ex magistrati si associano a queste teorie. La Torino-Lione è certo un’opera grandiosa e dai costi spaventosi, sui quali è giusto che gli organi competenti pongano la loro attenzione, come normalmente accade in un Paese civile. Ma nel conto totale dei costi, nessuno ha mai pensato di infilare anche i danni causati dalla contestazione più violenta?

Ltf ha calcolato in circa tre milioni di euro, tra danni alle reti e alle attrezzature e le spese legali per le diverse cause, l’esborso supplementare causato dai No Tav. Così coloro che sostengono che ogni centimetro di Tav toglie una borsa di studio a un ricercatore, in pratica, aiutano a compiere lo “scippo” aggiungendoci i costi delle reti, dei guardrail da sostituire, dei pannelli di cemento e via discorrendo.

Una contestazione civile, e sui binari della democrazia, ha ovviamente tutte le ragioni d’essere, ma diventa difficile poter pensare a qualcosa di lecito quando si vedono volare petardi, sassi e bombe carta, o martelli che si abbattono sugli sbarramenti e cesoie che tagliano reti. I signori che si oppongono a tutto pensano forse che non abbia un prezzo questa loro battaglia? O pensano che a pagarlo siano solo gli altri?

Sarebbe anche interessante rimarcare come ormai questa specie di guerra senza quartiere sia una anomalia tutta italiana, con l’aggregazione di gruppi venuti dall’estero più per trovare una “palestra” e un luogo dove sfogarsi che per vera adesione, magari… Ma questi sono discorsi già fatti, problemi già evidenziati, contraddizioni già denunciate e via dicendo.

Ragionando su un tema diverso, e su questo si potrebbe invitare anche quei politici che nell’opposizione al Tav hanno visto un possibile programma elettorale – senza mai prendere adeguatamente le distanze dai violenti -, perché dobbiamo pensare che i soldi del Tav siano tolti alla ricerca? Perché questi paragoni? Un Paese che vuole progredire deve certamente investire risorse nelle grandi opere – purché si sia in grado di farne discendere un reale progresso – così come deve farlo sulla ricerca e sullo sviluppo delle proprie potenzialità. “O Tav o soldi per i ricercatori” è un falso problema, una opposizione sbagliata, un alibi politico in cui non cercare rifugio. Un Paese non deve trovarsi a scegliere tra queste due cose, ma può trovarsi a dover fare a meno di qualche altra cosa: per esempio l’assurda burocrazia che paralizza il sistema, la corruzione ai massimi e minimi livelli che contamina ogni passaggio possibile e toglie diritti e risorse ai cittadini e a quegli stessi ricercatori di cui sopra, l’ignavia di una classe politica che necessita di un ricambio come tutti noi dell’aria che respiriamo, e l’elenco potrebbe proseguire a lungo. Su questo, forse, alcuni nostri politici con ambizioni di governo nazionale e non potrebbero trovare spunti per imbastire un vero programma elettorale. Ammesso che abbiano le forze per sostenerlo: qui, a dirla tutta, è difficile nascondersi dietro qualche slogan.

Twitter@AMonticone

 

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