Il Borghese

La Casta delle cicale

Se una pattuglia per altro non sparuta di consiglieri regionali ha l’ardire di invocare un ricorso alla Corte Costituzionale per rintuzzare i tagli a stipendi, privilegi e tesoretti di cassa per i partiti di appartenenza, che cosa dovrebbe fare la signora Maria che quando va bene incassa 653 euro al mese di pensione dopo una vita di lavoro? La domandina ci frulla in capo dopo una giornata in cui convivono due notizie di segno opposto: i dati diffusi dall’Inps sul valore degli assegni di anzianità e un ordine del giorno firmato dai consiglieri regionali di maggioranza i quali interpellano il presidente Cota affinchè verifichi se esiste un qualche  fattore di incostituzionalità nel decreto che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) dare un bel taglio alle loro ricche prebende e, soprattutto, ridurre i fondi a disposizione dei gruppi che oggi ammontano a circa due milioni di euro l’anno.

Da una parte il pane, a volte raffermo, dall’altro le brioches con crema chantilly. E forse è stato proprio il timore che la norma si succhi la crema deliziosa che li ha resi pingui che ha suggerito ai Nostri questa mossa improvvida e soprattutto impopolare. Staremo a vedere se il Governatore cederà alla sua maggioranza o tirerà diritto lungo la strada (annunciata) del rigore. Ma intanto il confronto tra due diverse anime della città e della regione è inevitabile. Da una parte l’esercito dei pensionati che se la deve sfangare con circa 900 euro al mese (media del pollo ovviamente perchè c’è chi riceve la minima e chi qualcosa più di mille euro), dall’altra la Casta che non sembra aver perso il vizio antico. Non è servito aumentare il prezzo del caffè alla bouvette del Senato, non è servito Fiorito con  il suo bell’esempio di etica sociale condita con l’incarico lucroso di capogruppo regionale del Lazio, non sono serviti i Lusi, i Belsito e gli altri pingui e impuniti razziatori. Lo scollamento tra il popolo e la politica di professione che dovrebbe rappresentarlo non è solo evidente. E’ certificato. Il problema non è solo morale, ma di opportunità. O come direbbe qualcuno di furbizia.

Perchè certe cose si possono anche pensare, visto che in fondo a nessuno fa piacere perdere dei soldi che dava per acquisiti, un’altra cosa è avere il coraggio di imbastirne una discussione politica. Stupirsi a questo punto che la diffidenza scavi ancora di più il solco che divide la gente comune dal palazzo, sarebbe ridicolo. Auspichiamo una marcia indietro, una presa di coscienza, la confessione di aver fatto una castroneria di quelle colossali. Se così non fosse, vorrebbe dire che l’Italia, Piemonte compreso, mentre si fa di conto tra le regioni virtuose e quelle sprecone, è davvero divisa in due. Da una parte le formiche, costrette a restare tali, dall’altra le cicale, grasse e stonate che ancora non avvertono i rigori dell’inverno.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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