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torino film festival: Il direttore Amelio: «Al via con Hoffman, poi tante piccole gemme nascoste»

Com’era prevedibile, alla presentazione della 30° edizione del Tff, il direttore Gianni Amelio ha difeso a spada tratta la sua “creatura”, minacciata dai tanti festival nello stesso periodo. Ovvio il riferimento a quello di Roma, in programma dal 9 al 17 novembre, una settimana prima dell’appuntamento torinese. «Qualcuno – ha detto Amelio – vorrebbe che facessimo solo opere prime di registi sconosciuti, magari mongoli, ma noi apriamo con la prima di “Quartet” di Dustin Hoffman. Chi parla di Torino come un festival che avrebbe venduto la propria anima se lo rimangi presto: Torino ha l’anima più riconoscibile dei festival italiani».

Un concetto ripreso anche dall’assessore regionale alla Cultura: «Uno degli elementi più importanti che ci ha visto compatti come “sistema cinema” – ha attaccato Michele Coppola – è stata la difesa di questa città nei confronti di chi ha avuto comportamenti vergognosi nei nostri confronti. Sono certo che questa edizione sarà un successo, riceverà tanti applausi, ma questa non sarà solo una vittoria del Tff ma di tutti quelli che lavorano verso uno stesso obiettivo». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco: «Il Tff è una delle manifestazioni cinematografiche più importanti a livello nazionale, non è fondato sul “carpet”, ma ha una sua identità ben precisa, all’insegna della sobrietà».

Nonostante l’entusiasmo di direttore, sindaco e assessore, però, il peso della vicina kermesse romana sembra essersi fatto sentire sul programma del Torino Film Festival, che appare meno ricco degli anni precedenti. «Sono state abbandonate – ha spiegato Amelio – le anteprime di film dall’uscita imminente in sala e si è spinto l’acceleratore sulla ricerca e su piccole gemme nascoste». A dispetto del film d’apertura, quindi, il Trentesimo Tff sembra fare onore al nome che aveva un tempo: Cinema Giovani. Dei 223 film programmati, 75 sono infatti opere prime e seconde. Corposa e molto attesa anche la retrospettiva dedicata a Joseph Losey, curata dalla vicedirettrice Emanuela Martini.

Insomma, tra tagli e concorrenza romana, si avverte una certa stanchezza nei direttori ormai a fine mandato: pare ormai certo l’arrivo di Gabriele Salvatores, annunciato da tempo. E qui Amelio ha tirato un’altra stoccata: «Avrei voluto sapere da una telefonata e non dai giornali che sarei stato sostituito da Salvatores». Polemiche a parte, Amelio non può che dirsi «orgoglioso» dei film in concorso: «Ci metto la mano sul fuoco: almeno otto sono da quattro stellette, gli altri da tre».
Non sappiamo quante stellette abbiano i tre film italiani in concorso (“Noi non siamo come James Bond” di Mario Balsamo, “Smettere di fumare fumando” di Gipi e “Su Re” di Giovanni Columbu), ma il massimo delle onorificenze va sicuramente a tre degli ospiti che saranno premiati durante il Festival: al regista inglese Ken Loach e al maestro italiano Ettore Scola andrà il “Gran Premio Torino”, mentre al documentarista Daniele Segre il premio “Maria Adriana Prolo”, consegnato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema.

Grande assente, nonostante ad aprire e chiudere in bellezza saranno le due madrine Claudia Gerini e Ambra Angiolini, sarà il red carpet. Cancellato lo sfarzo dello scorso anno quando Penelope Cruz trascinò in città decine di colleghi illustri e paparazzi, quest’anno sembra proprio si respiri un’aria diversa. Oltre gli italiani, da Margherita Buy a Paolo Sorrentino, passando per Filippo Timi e Valeria Golino, il Tff compirà i suoi trent’anni nel segno della sobrietà più assoluta. O forse voluta.

L’articolo di Caterina Taricano

 

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