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Il piano Marchionne per il rilancio di Fiat: Alfa, Maserati e Jeep

Il problema resta l’Europa, teatro di quello che Fiat ha ribattezzato “Carmageddon”, con un mercato tornato ai livelli degli anni ’70 e che non darà segni di miglioramento per tutto il 2013 e per buona parte del 2014. Un problema che nel 2012 costerà al gruppo una perdita operativa di circa 700 milioni di euro, compensata dalla corsa di Chrysler in Usa, dagli ottimi risultati in Brasile e dalle crescenti performance sui mercati asiatici. Per eliminare questa “palla al piede” rappresentata dall’Europa, Sergio Marchionne tenterà la carta del rilancio puntando sui marchi di prestigio, Alfa Romeo, Maserati e Jeep («i tre brand globali») che dovrebbero generare guadagni elevati e quindi sostenere le perdite nel settore generalista messo a durissima prova dalla «guerra dei prezzi» in corso nel Vecchio Continente. Un sentiero stretto che passerà attraverso altri 24-36 mesi in rosso, perché prima «del 2015-2016 le attività europee non torneranno all’utile e nel frattempo sarà necessaria un’azione sulle fabbriche italiane per riorganizzare la produzione da destinare all’export in accordo con le parti sociali». Perché il nodo dell’eccesso di capacità produttiva resta irrisolto: se nel 2010 gli stabilimenti italiani lavoravano all’88%, ora lo fanno al’69% e quindi bel al di sotto del punto di pareggio economico situato intorno all’80%. Insomma, l’unica salvezza per le fabbriche italiane sarà quella di lavorare per i mercati esteri, visto che in Nord America e Brasile i siti sono quasi saturi («Se chiudo un impianto qui, dovrei aprirne un altro altrove», ha detto Marchionne). Il 15% della produzione italiana sarà riconvertito a prodotti per l’export. E se i concorrenti (Ford e Peugeot-Citroën) si preparano a chiudere stabilimenti, il Lingotto li terrà tutti aperti. Per questo, secondo Marchionne, «rimandare gli investimenti è stata una scelta saggia, di efficienza industriale» aggiungendo anche che la «tempesta è stata superata con un uso prudente della liquidità».

La scelta di non chiudere stabilimenti in Italia – ha spiegato il Lingotto – è stata fatta rispetto a una seconda opzione che era quella di rimanere focalizzati su un mercato di massa non premium e di razionalizzare la capacità produttiva chiudendo uno o più impianti. L’intenzione della Fiat, invece, è di «fare leva su grandi marchi storici premium come Alfa Romeo e Maserati, riallineare il portafoglio prodotti e di posizionare l’attività per il futuro». «Alfa Romeo e Maserati – ha affermato Marchionne -hanno grandi potenzialità. Dobbiamo invece essere onesti, Lancia ha un appeal limitato». L’ad della Fiat ha anche detto che 500 e Panda diventeranno «marchi dentro il marchio» e «da loro deriveranno tutti i futuri prodotti». «Dalla crisi – ha aggiunto Marchionne – si esce lottando. Bisogna essere prudenti, per non mettere a rischio la stabilità finanziaria, ma mettendo in atto i nostri progetti. Noi guardiamo al futuro con eccitazione e timore».
Il Lingotto produrrà 17 nuovi modelli in Italia entro il 2016, mentre altri 16 saranno costruiti negli stabilimenti europei e americani. L’Italia si specializzerà nelle produzioni di architetture ad alto valore aggiunto, i segmenti più piccoli saranno destinati agli impianti all’estero. Secondo il piano dei nuovi modelli illustrato ieri, nel 2013 arriveranno la 500L a sette posti (Serbia), l’Alfa Romeo 4C (Modena) e le due Maserati prodotte a Grugliasco. Dagli Usa sarà importato anche un nuovo veicolo Jeep, mentre sono in programma restyling per altri due modelli. Inoltre sono previsti anche i refresh della Mito e della Giulietta, quest’ultima anche per l’esportazione fuori dall’Europa.
Nel 2014 sarà il turno della Fiat 500X, del Suv compatto marchio Jeep, della Giulia e della nuova ammiraglia Alfa Romeo, del Maserati Kamal e di un nuovo veicolo commerciale, tutti prodotti in Italia. Una buona notizia, ma per tutto il 2013 negli stabilimenti italiani con ogni probabilità continuerà a imperversare la cassa integrazione. E Lancia? Il marchio «verrà ridotto», ha spiegato Marchionne, aggiungendo che «non tornerà quella che era una volta, oggi ha un appeal limitato». «L’unico modello economicamente sostenibile in Europa – ha precisato – è la Ypsilon che sarà preservata. Come già accade oggi, quindi, il marchio vivrà dei prodotti derivati dalla Chrysler concepiti a Detroit, almeno fino a quando ci sarà un ritorno economico».

Infine, in una e-mail agli impiegati della Chrysler Marchionne ha assicurato che la la produzione della Jeep non sarà trasferita dagli Usa alla Cina. Smentita anche l’ipotesi di un accordo con Psa, con cui c’è «un rapporto storicamente forte», e con Gm («I colloqui risalgono al 2008») per dare vita a un grande gruppo.

Filippo De Ferrari

 

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