Il Borghese

Il premier e lo spettro del dopo…

Se c’è un messaggio nascosto nelle parole di Mario Monti, allora è davvero sottile: «I governi che seguiranno non potranno che essere migliori». Una ammissione sul lavoro compiuto o un’anticipazione della sua stessa auto-successione, una promessa agli elettori sulle misure per la ripresa che seguiranno a quelle draconiane compiute per «evitare la catastrofe»? Il dubbio, a dire il vero, è piuttosto legittimo. A meno che il premier non volesse rispondere ironicamente alle critiche di questi giorni, ultima in ordine di tempo quella giunta da Bersani, che ha detto che «la corda si sta spezzando», che la legge di stabilità non prevede misure per la crescita e via discorrendo. Insomma, un buon riassunto di molte critiche mosse a quel governo di cui il Pd di Bersani è uno dei sostenitori. È sempre curioso quando un esponente della maggioranza – per quanto anomala come in questo caso – critica il governo: dà quanto meno l’impressione di chi si ridesti all’improvviso e si trovi di fronte a un fatto compiuto. O così voglia far credere.

Ma d’altra parte siamo ormai entrati in una lunga fase di campagna elettorale, dove non ci sono candidati, non ci sono programmi, ma le esternazioni non mancano. Che vada vista in questo senso l’uscita di Mario Monti? Ha detto, di fronte all’assemblea dell’Anci, a Bologna, «Abbiamo dovuto compiere un’operazione brutale, non abbiamo agito con un bisturi fine nei tempi lunghi, abbiamo dovuto evitare una catastrofe» e quindi «dobbiamo sorprenderci che non si vedano per ora molti segnali di crescita? Non dobbiamo sorprenderci, era inevitabile». «I benefici della prevenzione – ha persino proseguito – si avvertono in un tempo lontano, diceva Kofi Annan. I danni di politiche economiche poco responsabili si avvertono in un futuro poco lontano». Dunque, dopo aver chiamato in causa anche l’Onu – è questo che ci vuole per salvare la nostra povera Italia? – ecco l’auspicio su governi migliori dopo questo: «Non potranno che essere migliori perché avranno capito, in base a quest’anno di esperienza, cosa i cittadini vogliono e cosa occorre al Paese».

 Eccolo il punto cruciale: davvero la politica e i tecnici che la sostituiscono hanno capito cosa vuole il Paese? Cosa gli occorre? Se non fosse per il peso della tassazione e degli aumenti che va a colpire il solito tartassato ceto medio, se non fosse per il numero di parlamentari che non diminuisce – e qui sì sarebbe servito ben altro che un bisturi sottile -, se non fosse che intorno alla politica continuano a girare troppi denari – come dimostrano i conti di rimborsi spese, gettoni di presenza, viaggi assortiti anche nel nostro consiglio regionale, dove si va avanti come se si ignorasse le difficoltà in cui si dibatte la popolazione ogni giorno -, ecco se non fosse per tutto questo, per quello che è stato fatto e soprattutto per quello che non è stato fatto, forse potremmo anche credere alle parole di Mario Monti. Così come potremmo anche credere a una ripresa in tempi non brevi, ma l’interrogativo è: il nostro Paese, così seriamente messo alla prova da provvedimenti durissimi – la necessità non li rende certo più morbidi -, avrà le risorse per poter affrontare la nuova sfida o eventualmente cogliere il momento positivo?

Twitter@AMonticone

 

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