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“Il comandante e la cicogna”, il film di Silvio Soldini girato sotto la Mole

Statue parlanti, fantasmi e una buffa cicogna in grado di comunicare con gli umani: è una Torino surreale, completamente reinventata quella che fa da sfondo all’ultimo film di Silvio Soldini “Il comandante e la cicogna”. La pellicola, che uscirà giovedì nelle sale, è infatti un ritratto fantastico, volutamente ironico della realtà del nostro paese, descritto però non con il linguaggio del quotidiano – così come è stato per le ultime due opere di Soldini “Giorni e Nuvole” e “Cosa voglio di più” – ma con quello divertente di una commedia leggera e fuori dai soliti cliché.

«Dopo due film girati il più possibile dentro la realtà – dichiara il regista – avevo voglia di cambiare tono e provare a raccontare l’epoca volgare e corrotta in cui viviamo in maniera completamente diversa». Ecco quindi che la storia di Leo (un bravissimo Valerio Mastandrea), idraulico vedovo che tenta di crescere due figli, si trasforma quasi in una favola, raccogliendo intorno a sé altre figure bizzarre e stralunate: c’è Diana, un’Alba Rohrwacher insolitamente bruna nei panni di un’artista impacciata e sognatrice, Teresa, il fantasma della moglie di Leo impersonata da Claudia Gerini, l’avvocato Malaffano che ha il volto di Luca Zingaretti. Le loro vite s’intrecciano in un tempo in cui non sembra esserci speranza per nessuno, anche se qualcuno che non smette di sognare ancora esiste, come Amanzio, il predicatore interpretato da Giuseppe Battiston, o il piccolo Elia, l’esordiente torinese Luca Dirodi, che pur di ritrovare la sua amica cicogna a soli 13 anni si mette in viaggio per la Svizzera. «Per tutti questi personaggi – spiega Soldini – ho cercato delle parlate diverse, proprio per fare sì che si sentisse all’interno del film il respiro dell’Italia intera».

La stessa Torino appare come uno dei tanti e possibili luoghi del nostro paese in cui ogni giorno guadagnano sempre più spazio la maleducazione delle persone e la violenza di una società completamente allo sbando. «Mi sarebbe piaciuto girare in tante città diverse – aggiunge Soldini -ma visto che non mi è stato possibile ho cercato d’inventarmi una metropoli che in qualche modo le riassumesse tutte. Per fare questo ho mescolato diverse immagini di Milano con quelle di Torino arrivando anche a inventare delle piazze che non esistono».Ma chi conosce bene la capitale sabauda non può non riconoscere i tantissimi scorci torinesi in cui si muovono i protagonisti, come piazza Statuto, i portici di via Po, via Pietro Micca o piazza Maria Teresa a cui si aggiungono le vie meno conosciute della periferia.

Articolo di Caterina Taricano

 

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