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Cronaca

Il delitto alla stazione di Bologna: Prima un abbraccio poi dieci pugnalate «Ma non mi pento»

Non si è pentito: «Quello che dovevo fare l’ho fatto. Ne pagherò le conseguenze». Sono le ultime parole pronunciate ieri da Sergio Ucciero, 55 anni, l’agente librario di Jesi che ha colpito a morte con 10 coltellate al petto l’informatico Alessandro Porrovecchio, cinquantatreenne di Torino. Ucciero lo ha ripetuto ancora una volta al pm che lo interrogava, il sostituto procuratore di Bologna Antonello Gustapane, ma non ha fornito altri dettagli che potrebbero rivelare un eventuale piano omicida pianificato da tempo.

La vittima, vedovo residente nel quartiere della Crocetta, due figlie di 22 e 26 anni, si era recata a Bologna in treno per incontrare una donna (la moglie dell’assassino) con la quale da tempo aveva instaurato un rapporto d’amicizia, fondato sulla condivisione di alcuni interessi, primo tra tutti quello per la musica. Tant’è che i due, proprio sabato sera, poche ore dopo l’omicidio, avrebbero dovuto assistere ad un concerto sotto le “due torri” per il quale la donna aveva acquistato due biglietti.
Non ci sarebbero testimonianze che potrebbero far pensare ad un rapporto più intimo e maturo tra i due, almeno da parte di Porrovecchio. Tuttavia la moglie di Uggero aveva più volte manifestato la volontà di separarsi, almeno così avrebbe riferito il marito: «Mi ha detto che c’era un altro uomo e che sarebbe stata fuori per il fine settimana. Così io – ha spiegato l’omicida al magistrato – l’ho anticipata viaggiando in auto fino a Bologna. Avevo capito chi era il mio rivale, l’avevo individuato su Facebook e appena l’ho visto che abbracciava mia moglie, l’ho colpito».

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