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Tre operai della Viberti sul tetto della fabbrica: «Vogliamo lavorare»

 Alessandro,  34 anni, da quando è in cassa è dovuto tornare a vivere con i suoi. Angelo ha due anni in più, un bimbo di 10 e «una moglie che per fortuna lavora».  Anche Fabio ha un figlio, di 4 anni. E anche lui deve campare con 850 euro al mese che non si sa fino a quando continueranno ad arrivare. Alessandro, Angelo e Fabio sono tre operai della ex Viberti in cassa integrazione. E ieri mattina alle 6 e 30 sono saliti su una tettoia dell’azienda per chiedere che le istituzioni facciano il possibile per affrontare una situazione sempre più drammatica che coinvolge 105 famiglie. Tanti sono gli operai dell’azienda del gruppo Cir di Nichelino. Ciascuno con la sua storia, con i suoi problemi, ma tutti uniti in un protesta che – promettono – si protrarrà ad oltranza. «Almeno fino all’11 ottobre», quando a Bologna è in programma una riunione tra i vertici e i sindacati che potrebbe essere decisiva per le loro sorti. «Chiediamo solo un lavoro, – spiegano gli uomini sul tetto – è un nostro diritto, devono darcelo. E siamo determinati ad ottenerlo. Dormiremo in tenda, mangeremo qui, poi altri colleghi ci daranno il cambio».

 

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