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Nel cd degli appalti spuntano i nomi di politici e “amici”

Se fosse un libro, la vicenda del “Cd dei misteri” di Palazzo Civico sembrerebbe un romanzo dedicato ad Ultra, il progetto che permise agli inglesi di decifrare il codice Enigma usato dai nazisti. Solo che nel supporto informatico distribuito ieri a tutti i consiglieri non c’è la chiave per intercettare le comunicazioni degli u-boot. Piuttosto ci sono le 7.491 determine dirigenziali che rappresentano la summa di tutti gli incarichi senza gara ad evidenza pubblica conferiti dalla Città di Torino in questi ultimi sei anni. Per usare una formuletta ormai un po’ logora, qualcuno parlerebbe di “Sistema Torino”. E quasi a confermare i sospetti dei più maligni, nell’elenco compaiono anche i nomi di politici poi eletti proprio in Sala Rossa, di società a loro direttamente collegabili o vicine a partiti “amici” e di aziende i cui titolari avrebbero legami famigliari con dirigenti del Comune.

Nulla di penalmente rilevante, forse. Secondo il professor Vittorio Barosio, ordinario di diritto amministrativo all’Università di Torino, «dalle informazioni in mio possesso non dovrebbero esserci problemi. Un eletto non ha rapporti di dipendenza con l’ente. Se mi baso sulla mia esperienza non dovrebbe esserci nulla di irregolare». Di certo resta però una questione di opportunità. Come nel caso dell’ex consigliere di circoscrizione, poi eletto per due mandati in Comune, che tra il 2004 e il 2005 ha ricevuto quattro incarichi per un importo complessivo che supera i 57mila euro lordi. Nulla di penalmente rilevante, forse. Nulla per cui pubblicare sui giornali nomi, cognomi e fotografie, tanto per alimentare il clima irrespirabile del Fiorito&C. Ahilui, però, il suo caso è stato il primo a saltare agli occhi non appena i consiglieri più ferrati in informatica sono riusciti a forzare il codice del “Cd dei misteri”.

Leggi l’articolo completo di Paolo Varetto su CronacaQui in edicola

 

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