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Venduta a 17 anni picchiata e stuprata. Ora è scomparsa

Prima illuse e poi ingannate da un fidanzato playboy. Infine vendute, picchiate, stuprate e gettate su un marciapiede. Anche contro la loro volontà, anche se erano minorenni.
I carabinieri della compagnia di Moncalieri hanno arrestato quattro persone (tre albanesi e una romena) accusati a vario titolo di sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e porto illegale di arma da fuoco. Due persone, tra cui il “playboy”, risultano invece ancora ricercate. A consentire ai militari di sgominare l’organizzazione che faceva base a Torino, in un appartamento di via Pessinetto, è stata la coraggiosa denuncia di Alina (il nome è di fantasia), una 17enne caduta nella rete degli sfruttatori e scomparsa nel nulla un mese dopo aver raccontato tutta la sua vicenda alle forze dell’ordine e alla procura.

Le indagini sono partite proprio dallo sfogo di Alina, incontrata dai militari la sera del 27 giugno mentre si vendeva in via Postiglione, nella zona industriale di Moncalieri. La 17enne era arrivata in Italia solo una settimana prima, convinta dal suo fidanzato a prendere il traghetto per Ancona con un amico: «Io ti raggiungerò poi a Torino in aereo – le aveva detto – faremo una vacanza romantica». Sotto la Mole, però, il compagno di Alina non si è mai visto. Al suo posto la 17enne ha trovato ad accoglierla degli sfruttatori che, nel giro di poche ore, le hanno sottratto il passaporto e mostrato quella che doveva essere la sua nuova vita.
Alina è stata costretta a vendersi sulle strade di Moncalieri, Torino e Carmagnola e a cedere alla banda tutti i soldi guadagnati. In quei pochi giorni ha soddisfatto le voglie di decine di clienti, ognuno dei quali ha pagato 50 euro che venivano girati interamente all’organizzazione, ma questo non è bastato ad evitarle botte ed umiliazioni. Per zittire le sue proteste, il capo, un 23enne, non ha esitato a picchiarla, minacciarla con una pistola e a violentarla per tre volte, in casa e in auto.

Partendo dal racconto di Alina, i carabinieri hanno messo sotto controllo i cellulari degli indagati, ascoltando telefonate in cui si parlava di altre ragazze sfruttate che avrebbero reso all’organizzazione anche fino a 6mila euro al mese. L’arresto è scattato a fine settembre, in tempo per evitare che un’altra ragazza potesse cadere in trappola: dalle intercettazioni, infatti, i militari avevano appreso che il 30 settembre sarebbe dovuta arrivare a Torino un’altra 17enne, questa volta attirata in Italia con la promessa di un lavoro in un bar della città. A quel punto si è deciso di intervenire per evitare che un’altra ragazza potesse vivere lo stesso dramma di Alina.

Leggi l’articolo di Claudio Neve su CronacaQui in edicola

 

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