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Il bullo ora è “tecnologico”. E i genitori sono complici

Bulli. Maschi ma anche femmine. Tecnologici con sfumature omofobe che a volte arrivano a picchiare gli insegnanti con l’approvazione di papà e mamma. È questa la fotografia preoccupante del nuovo “cyberbullo”. Ma ciò che davvero può inquietare e allarmare è che il 12,5 per cento degli studenti in Italia abbandona la scuola media perchè vittima di bullismo. Il dato lo denuncia il direttore scolastico del Miur provinciale Paola D’Alessandro, citando il rapporto Isfol del giugno scorso.

Il 29,9 per cento dei casi di bullismo è “tecnologico” e fa riflettere sull’uso della tecnologia da parte dei ragazzi ancor più se il dato viene correlato al reato della diffusione di contenuti personali e offensivi attraverso Internet e i cellulari, cosa che viene fatta nel 64 per cento dei casi nelle scuole medie e nel 33,8 per cento alle superori. Preoccupa il 10,3 per cento di casi di violenza perpetrata a sfondo omofobico. E l’insegnante da tempo non è più un’istituzione da rispettare ma quasi un compagno di classe più anziano, non raramente sbeffeggiato senza che nessuno intervenga.

I dati emergono dal monitoraggio condotto ogni due anni dal Miur con la collaborazione di 586 scuole, tra elementari medie e superiori relativi al biennio 2009/2011 e sono attualmente i più recenti. In Piemonte, il 35 per cento dei dirigenti scolastici ha dichiarato di aver avuto almeno un caso di bullismo nel proprio istituto, il 52,6 per cento nelle scuole medie, il 25 nelle secondarie di secondo grado, il 19,6 per cento nelle scuole primarie. Nel 25,3 per cento dei casi c’è stata violenza verbale di alunni nei confronti degli insegnanti e nel 3,4 lo studente è arrivato alle mani. I genitori non danno il buon esempio, nel 18,8 per cento sono proprio loro a insultare l’insegnante.

Leggi l’articolo completo di Rosanna Caraci su CronacaQui in edicola

 

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