Il Borghese

Quando le mani sono sporche

Possibile che da “Mani Pulite”, considerate forse a ragione come la Caporetto della politica italiana, siamo finiti anche peggio (Mani Sporche?) in un ventennio che sembra aver insegnato ai più che il ladrocinio è una sorta di Made in Italy da esercitare, soprattutto, ai danni della gente comune? Domanda retorica: è così. Facendo la somma delle inchieste, dei processi, degli scandali e degli sprechi pare evidente che siamo arrivati a grattare il fondo del barile. Lasciamo perdere le feste da antichi romani con le ancelle senza reggipetto e i potenti nascosti dietro le maschere da porco, quello che conta è il magna magna organizzato che ha smembrato il paese dallo Stretto alle Alpi, coinvolgendo allegramente la Capitale. In pochi mesi siamo passati dalle ruberie del tesoriere della Margherita, morta e sepolta come partito, ma pingue di milioni di contributi dello Stato, ai diamanti e agli investimenti esteri della Lega. Lusi più Belsito. Simili e assimilabili nel volto e nelle opere. Pingui, tracotanti e con le tasche piene. Di soldi nostri.

Bastavano le loro pie opere a renderci informati delle sport che si pratica nelle nobili stanze della politica. Ma poi c’è cascato il Pd, con le inchieste sulla Puglia e sull’Emilia, e il Pdl, che oggi anche i ragazzini identificano con “Er Batman”, al secolo Franco Fiorito ex capogruppo alla Regione Lazio che dei fondi del partito ha fatto carne da porco, tra case, barche, cene, vacanze e altro ancora, distribuendo – dice lui – prebende a destra e sinistra. Il resto è storia recentissima di blitz nelle altre Regioni, di scatoloni di rendiconti sequestrati e di milioni di euro finiti in fumo. Ciliegina sulla torta, la notizia di ieri: una società di riscossione dei tributi con sede legale a Roma ma operativa a Chiavari, in Liguria, per anni ha riscosso l’Ici o la Tosap per conto di almeno 400 Comuni italiani e poi, invece di consegnare gli incassi, li ha fatti sparire. Un’appropriazione indebita di oltre 100 milioni di euro. Questo gioiellino di virtù si chiama Tributi Italia spa.

Un tritacarne che ha ingoiato una fortuna in soldi liquidi per consentire la vita da nababbo al suo dominus, Giuseppe Saggese, ora associato alle patrie galere e ai suoi scudieri, mentre per i mille dipendenti sparsi un po’ ovunque in Italia fioccavano licenziamenti e, ai più fortunati, assegni della cassa integrazione. Dire che questi e gli altri signori hanno le mani sporche non credo sia passibile di querela. E se lo fosse ne andrei fiero. Ciò che invece fa venire i crampi allo stomaco è la domandina che, prima o poi, ci siamo rivolti tutti in queste settimane: dove stiamo andando a finire? E ancora. come sarà possibile riacquistare la fiducia nella politica, nell’amministrazione pubblica e in quella massa informe e mangiasoldi della burocrazia? Qui le domande non sono retoriche: i signori di Mani Sporche hanno rubato soldi nostri magari stornandoli da capitoli di spesa necessari alla scuola, alla ricerca o alla sanità. E adesso scopriamo che ci sono pure i grassatori che si tengono i quattrini dell’Ici che le famiglie raggranellano con grandi difficoltà. L’ultima domanda, volutamente maligna, riguarda i Comuni truffati: possibile, ci chiediamo, che nessuno tra amministratori e contabili abbia subodorato il marcio e chiesto conto ai propri gabellieri?

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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