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A Torino gli alloggi sfitti sono oltre 50mila. Ma all’appello di Nosiglia rispondono in 20

A fronte di circa 50mila alloggi sfitti nell’intera città, all’appello lanciato da monsignor Nosiglia a Pasqua hanno risposto solo una ventina di famiglie torinesi nella possibilità di concedere un appartamento ai propri concittadini indigenti a prezzi più bassi di quelli di mercato. «Come discepoli del Signore morto e risorto, ma anche come uomini di buona coscienza, non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo che a tante famiglie senza casa si contrappongano tante case senza famiglie» aveva detto l’arcivescovo dall’altare del Duomo, invitando i torinesi a mettere a disposizione di famiglie morose o sfrattate una soluzione abitativa a prezzi accessibili.

Davanti alla preoccupazione di Nosiglia, alla ricerca di una soluzione che permettesse di dare risposte concrete al problema della perdita del «diritto fondamentale di ogni cittadino» con la collaborazione degli enti locali e del privato sociale, il Comune di Torino non è rimasto con le mani in mano, mettendo a disposizione gli strumenti dell’agenzia Lo.Ca.Re, che ha iniziato da allora una stretta collaborazione con la Fondazione Operti, alla quale da aprile ad oggi sono arrivate le segnalazioni dei torinesi. Un progetto per contrastare quella «fame di case» che, per effetto della crisi, riguarda sotto la Mole almeno 3.473 famiglie, sfrattate nel 2011, il 95% per morosità.

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