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Marchionne: «La Fiat è in salute, ma in questo Paese ha troppe zavorre»

Le previsioni sul mercato dell’auto «non sono né belle, né rosee, né ottimistiche, ma sono la realtà». Quindi la scelta della Fiat è «tra ridurre la capacità produttiva e licenziare migliaia di dipendenti», oppure «cercare di sfruttare le competenze che abbiamo per aprirci la strada verso i mercati esteri», nonostante questa alternativa non sia «né facile, né garantita». L’ad di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, ha scelto il palco dell’Unione Industriale di Torino – ieri nel giorno in cui si è insediata la neo presidente, Licia Mattioli – per arginare le polemiche nate dopo l’incontro con il Governo. Il manager ha ricordato che la Fiat è «in ottima forma», nonostante il mercato «terribile», sceso ad agosto ai livelli del 1964, quello di un paese pieno di «zavorre».

Il discorso di Marchionne è stato un “fuori programma” concordato. Dopo l’uscita da Confindustria, la Fiat è ancora associata degli industriali torinesi, a cui si affida per alcuni servizi. Dal palco, nessuno intervento ha accennato al Lingotto. Anche Mattioli ha saltato il passaggio della sua relazione per lasciare spazio a Marchionne. Il manager la scena l’ha presa tutta per ribattere alle stoccate degli ultimi giorni. A cominciare da chi sostiene l’ingresso di un nuovo produttore di auto in Italia: «Sono 8 anni e mezzo che lo cerco ma senza successo», ha detto Marchionne. Ben venga quindi un insediamento della Volkswagen ma a «quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg chiedo di dire ai vostri proprietari tedeschi che l’Alfa Romeo non è in vendita». L’ad, in piemontese, ha mandato il presidente della casa tendesca, Ferdinand Piech, a «cantè ‘nt n’autra cort”». Poi ha risposto alle critiche della politica: «Non siamo a caccia di voti, non organizziamo raduni elettorali o feste in maschera». E al segretario Cgil, Susanna Camusso, ha detto «che parla molto di diritti e poco di doveri».

E ancora: «Attaccarsi allo straniero come salvatore dell’Italia è la più grande pirlata che abbia mai sentito in vita mia», ha risposto il manager ai giornalisti. L’Italia intanto «è ancora tutta da ricostruire». E la Fiat «nel suo complesso non è malata, è sana ed è in ottima forma», ha spiegato l’ad. L’azienda conferma i target. Prevede di chiudere il 2012 «con ricavi superiori a 77 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria compreso tra 3,8 e 4,5 miliardi che rappresenta il risultato più alto nei 113 anni di storia di una Fiat che includeva la Fiat Industrial, un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, un indebitamento netto industriale tra 5,5 e 6 miliardi, liquidità superiore ai 20 miliardi».

La Fiat insomma «ha la disponibilità di fare quello che vuole e quando vuole». Ma gli investimenti restano congelati in attesa di un contesto di mercato migliore, il piano Fabbrica Italia è lontano almeno di un’epoca. «La Fiat non ha bisogno di nessuno, faremo gli investimenti ma non mi chiedete i tempi», ha detto Marchionne. L’incontro con il Governo «è stato soddisfacente» e si guarda ai mercati esteri. Dall’esecutivo la conferma di una linea comune da parte del ministro Elsa Fornero: «Bisogna lavorare insieme – ha detto – per fare in modo che la capacità produttiva in eccesso venga indirizzata magari verso produzioni destinate alle esportazioni senza perdita di posti di lavoro». Mirafiori, che nei piani della Fiat avrebbe dovuto produrre mini Suv per il mercato Usa a partire dal 2013, resta alla finestra.

 

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