Il Borghese

Mancano i soldi. E anche le idee

Il problema è che non ci sono i soldi. Nelle famiglie e negli enti locali. A scuola e in fabbrica. Per i tram e gli autobus, per le case popolari. E per le mense, per gli ospedali. Per i ricoveri degli anziani. La musica è sempre la stessa e noi, come infausti notai, non possiamo fare altro che prendere atto e “girare” ai lettori quanto emerge dagli osservatori più disparati. Ufficiali come l’Istat e ufficiosi come quelli che arrivano, con ritmo martellante, ogni giorno, peggio, più volte al giorno. Scopriamo con sgomento che adesso non serve più presidiare i distributori il sabato e la domenica per fare il pieno risparmiando qualche spicciolo, mentre i supermarket ci attirano, come  le sirene di Ulisse, con le loro promozioni. Ma non possiamo vivere di acqua minerale e detersivi, pur a basso costo. Sulla carne e sulla verdura non c’è marketing che tenga.

E allora vediamole, le ultime dal fronte della crisi, su base Torino e dintorni. Per stare ad un bene primario e insopprimibile come la casa, va detto che al momento giacciono nei competenti uffici quasi ottomila domande di assegnazione. Più stranieri che italiani? Il dato non è realistico. Ciò che invece non si può confutare è che di quelle quasi ottomila famiglie solo cinquecento, settecento al massimo, potranno trovare una sistemazione in un alloggio popolare. Gli altri dovranno aspettare il prossimo giro. Si parla di qualcosa che si stempera dal 2013 in avanti. A conti fatti, se la lotteria dovesse assegnarne 500 l’anno, si andrebbe avanti almeno fino al 2027. Una follia. Ma che fare? Qui la cattiva volontà c’entra poco per non dire nulla. Mancano i soldi per fare nuove case, mancano i fondi per le manutenzioni. Lasciamo da parte le fogne, i giardini, i sottotetti. Parliamo di quegli stessi appartamenti che migliaia di torinesi inseguono come un miraggio. Il presidente dell’Atc ha detto chiaro, in uno sfogo che ha il sapore di un grido di allarme, che i fondi delle manutenzioni dovranno essere dirottati a pagare l’Imu allo Stato come se l’istituto fosse un contribuente qualunque, anzi, un grande palazzinaro.

I commenti li lasciamo a voi. Ma è indubbio che anche questa assurdità rientra nel concetto di cui prima: mancano i soldi. A Roma come a Torino. E la caccia allo spicciolo è sempre più cruenta. Sull’Imu poi, da lunedì 17 settembre, si torna a pagare. Il discorso riguarda tutti i proprietari di casa: scade la seconda rata che è uguale alla prima ma che anticipa solo di tre mesi il salasso finale. Buon Natale con l’Imu, verrebbe da dire. Ma non finisce qui: seguendo la logica che mancano i soldi, Torino viaggia con la velocità della luce verso il suo record peggiore, quello di essere la città più cara d’Italia. Lo dicono le delibere adottate dal Comune, non i soliti “osservatori” più o meno professionali. Di contro diminuiscono le corse degli autobus, aumentano i biglietti e la raccolta rifiuti mentre si vendono quote importanti della cosiddette “partecipate” che sono poi quelle che fanno funzionare la macchina dei servizi. Stiamo vivendo in un mondo regolato da una logica che purtroppo non fa sconti. Mancano i soldi e, tristemente, anche le idee.

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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