img_big
News

Lapidi rotte e degrado al cimitero: la tomba di Silvio Pellico nascosta dalle erbacce (foto)

Il riposo √® eterno. Le tombe no. Sporche, cadenti, invase dall’erba, in frantumi: molte sepolture storiche del cimitero monumentale di Torino sono in uno stato di abbandono assoluto. Loculi storici di notevole valore artistico, ospitanti i resti degli uomini e delle donne che fecero grande Torino nell’Ottocento, giacciono frantumate a terra, o semplicemente stinte al punto da diventare pressoch√© illeggibili. La situazione √® allarmante, soprattutto per quanto riguarda le sepolture dell’area primitiva, nella zona perimetrale del cimitero: circa dodici chilometri di portici, con cappelle ornate da statue e busti. Non si tratta di tombe comuni: in questi loculi riposano i pi√Ļ bei nomi delle nobili famiglie piemontesi, ma anche alcuni dei pi√Ļ importanti personaggi della nostra citt√†, industriali, letterati, scienziati; i loro nomi li leggiamo ogni giorno neli nomi di vie e corsi. Silvio Pellico giace sotto un mare d’edera; la lapide di Paolo Sacchi √® cos√¨ stinta che solo grazie al provvidenziale cartello identificativo si pu√≤ leggere; lo stesso si dica di Casimiro Sperino, fondatore dell’ospedale oftalmico infantile nel 1841, e di tanti altri grandi personaggi sulla cui tomba non √® nemmeno possibile porre un fiore.

La situazione peggiora quando si visitano le tombe dei morti non celebri; laddove le intemperie non hanno completamente disfatto gli intonaci e sgretolato i marmi, i loculi si presentano in uno stato pietoso, in totale abbandono: angeli e Madonne camusi, tombe sventrate, colori di antiche pitture che si staccano come foglie d’albero. E chiedere che qualcuno provveda a rimuovere foglie secche e ragnatele dalle tombe storiche √® pretendere troppo.

Lo stato di sfacelo riguarda anche alcuni settori delle tombe interrate, semispolte dall’erba alta, da piante e rampicanti. Uno scenario molto romantico, nel senso letterario del termine, ma assolutamente inconcepibile: possiamo permettere che la memoria dei nostri grandi antenati finisca per sbriciolarsi (letteralmente) in tanti frantumi?

Giorgio Cavallo

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo