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Dal Cairo al Regina Margherita per salvare il piccolo Samuele

Non c’è ansia nei suoi gesti, non c’è nervosismo, le sue parole comunicano una calma interiore che spiazza chiunque la senta parlare, dentro di lei c’è soltanto una grande speranza, quella che il suo piccolo Samuele possa finalmente combattere la sua malattia, ora che è arrivato in un ospedale italiano. Sara Peira, 29 anni, è la mamma di Samuele Canova, tre mesi e mezzo di vita, appesi ad un ventilatore meccanico della rianimazione dell’ospedale Regina Margherita che gli permette di respirare.

La sua speranza è tutta nella professionalità dei medici affinché trovino le cause delle malattie da cui è affetto: fibrosi polmonare ed encefalopatia ipossico ischemica, due malattie – respiratoria e neurologica – che hanno messo in ginocchio un bimbo robusto, che quando è nato pesava quattro chili.

Dopo un lungo iter burocratico e dopo tanto lottare da parte dei suoi genitori e famigliari, Samuele, nato il 17 maggio a Sharm El Sheik, è arrivato venerdì mattina alle 6,28 in Italia. Ci è arrivato attraverso un volo umanitario dell’Aeronautica Militare – un Airbus A 391 – messo a disposizione dalla presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sara era accanto a lui durante il volo. Lo guardava intensamente, come solo una mamma può fare, e pensava «Finalmente troverai le cure di cui hai bisogno, mio piccolo tesoro». Lei, che assieme a suo marito Luca aveva in mente una vita migliore per loro e per il bambino che avevano deciso di mettere al mondo – tanto che un anno fa hanno fatto le valige per Sharm El Sheik per scampare dalla crisi italiana ed aprire una pizzeria -, oggi è la stessa Sara che non dà segni di stanchezza. Intende andare avanti.
«Le cure per Samuele hanno ridotto le nostre disponibilità economiche, per questo abbiamo chiesto aiuto per tornare in Italia e salvare la sua vita. Oggi finalmente siamo qui. Farò la spola tra la casa di Nichelino e l’ospedale – dice stanca per il viaggio, davanti alla rianimazione -. Ora la nostra vita è tutta da rifare, ci rimboccheremo le maniche e ripartiremo daccapo. Luca è rimasto in Egitto e ha messo in vendita l’attività. Cosa faremo dopo? Non lo so, ma Samuele deve guarire».

Fin dai primi giorni di vita il bambino ha cominciato ad avere problemi di respirazione. Lo ricorda Federica, la cugina di Sara che ha raggiunto la rianimazione per vedere per la prima volta il piccolo. «Il pediatra le aveva detto di stare tranquilla, ma le cose peggioravano. Sentiva un rantolo mentre Samuele respirava. Durante il trasferimento dall’ospedale di Sharm el Sheik a quello del Cairo Samuele ha avuto una convulsione». «Chissà se l’encefalopatia è sorta durante quel trasferimento o risale alla nascita – continua Sara, che racconta di una gravidanza serena in Egitto e di un bimbo nato in buon stato di salute -. Oggi pesa 4 chili e mezzo e nell’incubatrice per trasferirlo in Italia non ci entrava».

Samuele ieri è stato sottoposto ad encefalogramma e Tac. «Stiamo valutando la documentazione clinica fornitaci dalla madre e il quadro generale del piccolo attraverso una serie di esami, per mettere in campo le terapie idonee e capirne gli esiti – spiega la dottoressa Annalisa Longobardo, rianimatrice ed anestesista del Regina Margherita -. La situazione è tuttavia molto critica. Le prime speranze ora sono quelle di vedere stabilizzato il quadro e valutare la situazione clinica».

 

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