Il Borghese

Dalle bollicine al bancomat. Va di moda il valzer dei balzelli

Balzello che va, balzello che viene. È il nostro destino infausto che ci perseguita da quando abbiamo scoperto che, per pagare l’inettitudine dei dinosauri che ci hanno governato (e che tentano disperatamente di continuare a farlo per non perdere privilegi e cadreghino), dobbiamo farci tosare quotidianamente. Ossia da quando abbassiamo le tapparelle di casa e accendiamo la luce, a quando facciamo il pieno di carburante alla nostra auto, per finire con la spesa, le tasse scolastiche e via discorrendo. Dall’Imu alle accise per il carburante, passando per l’aumento dell’Iva, delle tariffe, dei generi di prima necessità.

Ci sembrava abbastanza per la stagione “lacrime e sangue”, valida da gennaio a dicembre che piova o faccia sole, ma poi dal cappello a cilindro del governo, molto british ed elegante ma pesante come un randello, sono saltate fuori le chicche più disparate. Come il balzello sulle bibite gassate che il ministro Balduzzi ha cercato di spacciarci come una doverosa tutela della nostra salute, all’idea geniale del super ministro-banchiere Passera che vorrebbe imporre l’obbligo per i commercianti di accettare il pagamento (da 50 euro in su) esclusivamente attraverso il bancomat o le carte di credito. Una mossa, quest’ultima, apparentemente studiata per frenare l’evasione fiscale che si trasforma in un assist fenomenale per le banche che inzupperebbero vieppiù il biscotto nelle commissioni. Per buona pace degli oltre 23 milioni di italiani che consumano allegramente bibite gassate, va detto che Balduzzi sul balzello delle bollicine è stato sconfitto, e dunque possiamo tornare al supermarket e fare man bassa di tutto ciò che frizza e ci disseta.

Per quanto riguarda il progetto Passera sui pagamenti elettronici, invece dovremo fare i conti con i veri poteri forti, ossia con le banche. Non sfugge a nessuno che l’uso e l’abuso di bancomat e carte di credito, infatti, se da una parte semplifica e accelera le procedure e contribuisce a combattere i furbetti dello scontrino fiscale, dall’altro può assicurare un consistente aumento di entrate per gli istituti bancari sotto forma di commissioni. Qualcosa che gli esperti valutano in svariati miliardi di euro. Colpo grosso ai danni nostri, ovviamente, che finiremmo per pagare una tassa ulteriore anche se ad incassarla saranno i bancari (o banchieri) e non l’Erario. Balzello che va, balzello che viene. E di mezzo ci siamo sempre noi che, anche per saldare le spese mediche, dovremo cacciare fuori una tesserina magnetica rilasciata – è ovvio – da una banca. Resta da capire come faremo a trasformarci dalle formichine del passato, in tanti Archimede con il bancomat tra i denti. Me la vedo proprio una campagna istituzionale creata per fare proseliti tra gli ultra settantenni, le massaie, le nonne e i disoccupati, con magari il titolo «il bancomat ti salva la vita», quando loro, se va bene, arrivano alla seconda settimana del mese. Ma via, il bancomat non è  l’aspirina e la carta di credito non sostituisce il pane, dunque attenti a sparare panzane. In quanto all’ex banchiere Passera i nostri rispetti: pare chiaro che non abbia dimenticato i trucchi del suo vecchio mestiere.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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