Il Borghese

La politica dei dinosauri

Mentre la riforma elettorale resta appesa al Porcellum, ossia ai candidati “unti” dai signorotti dei partiti, senza che al momento si trovi la forza di affidarsi alle scelte degli elettori, non si può ignorare che il nostro Parlamento, con piena sintonia tra i due rami, sia di fatto terra di conquista di una schiera nutritissima di Matusalemme. Animali stanziali della politica sullo scranno da decenni, gente che ha consumato infinite quantità di mocassini firmati strusciandoli sui marmi lucidi dei corridoi, inseguendosi nei percorsi ordinari dei “passi perduti”, ciabattando alla bouvette. Insomma facendo pedestremente due, tre, al massimo quattro giorni la settimana il pendolare di lusso (tutto pagato, auto, treno aereo, portaborse, ecc) tra casa e Capitale. Unisco scopo, ci perdonino i più, conservare all’infinito il privilegio di rappresentare soprattutto se stessi. Ovvio che da loro, e dai loro prossimi inseguitori (quelli che non hanno ancora compiuti i dieci anni di servizio permanente-effettivo) ci sia una naturale ritrosia a cambiare le regole e a scendere nell’agone della politica dove occorrerebbero prima di tutto le preferenze. Cioè i voti.

Una fatica improba per i matusalemme che preferiscono tramare (pardon, disegnare) patti che prevedono futuri schemi di governo. Più a sinistra che a destra, ma solo in virtù dei sondaggi che danno il Pd come leader del governo prossimo venturo. Monti e Merkel permettendo, è ovvio. Dunque prepariamoci ad andare a votare con il Porcellum, al massimo rivisto in formula light con ipotesi di premi di maggioranza e soglie di sbarramento per evitare che i piccoli partiti (l’Udc di Casini non fa eccezione) possano scomparire. Meglio tirare fuori dalla naftalina Romano Prodi, convincere la Rosy Bindi che in fondo potrebbe correre per il Quirinale, ipotizzare un super ministero per D’Alema, un altro per Veltroni… Un clima politico che farebbe impazzire i grandi vignettisti del passato, tra Vendola che sogna il matrimonio in bianco per onor di coppia ma anche per furbesche manovre nel partito, Grillo che insidia tutti, Di Pietro che nuota a rana per non affogare. E Berlusconi? Le cronache lo danno in riunione perenne con i suoi. Unica novità, la Minetti che annuncia (minaccia?) che non lascerà la cadreghina al parlamentino lombardo. Ma i giovani? I volti nuovi? Al Pd basta Renzi il rottamatore per grattare guai, altrove c’è il vuoto.

E così i Matusalemme imperano, forti della loro centuria bipartisan. I più longevi sono Beppe Pisanu al Senato e Giorgio La Malfa alla Camera. Per entrambi una militanza politica lunga 38 anni. Gente che ha visto tutto e anche il suo contrario, professionisti della sopravvivenza. A seguire, tra volti noti e altri praticamente sconosciuti del Senato, Altero Matteoli, Pdl, da 29 anni nell’arena, il collega Filippo Berselli, la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro  (25 anni), la radicale Emma Bonino (21 anni), Franco Marini, Maurizio Gasparri, i leghisti Calderoli e Castelli che sono giunti al ventennio. Alla Camera non va meglio: lo sconosciuto Mario Tassone, Udc compie i 34 anni di attaccamento alla poltrona, seguito da Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini, entrambi a quota 29, che superano di poco i democratici Livia Turco, Massimo D’Alema, Walter Ventroni e il segretario leghista Maroni. Berlusconi insegue con i suoi “soli” 18 anni. A far di conto sommando i secoli, siamo governati dai dinosauri. Che al momento non sembrano affatto disposti a farsi rottamare da un animaletto elettorale diverso dal Porcellum. Meglio continuare a sciabbattare tra simili sui marmi antichi. In fondo, chi sta meglio di loro?

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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