Il Borghese

Siamo un po’ tutti don Abbondio

La canzone è triste, ma va cantata fino in fondo: siamo sempre più poveri. Ma questo ai nostri governanti pare non interessare troppo. E non parliamo solo dell’esecutivo dei Professori. E’ dagli anni Novanta che lo Stato con un’abile mossa ha ribaltato sui Comuni, sulle Province e sulle Regioni la patata bollente dei servizi pubblici, sanità compresa, in una forma pelosa di federalismo ante litteram. Roma se ne è lavata le mani e con una decisione apparentemente liberale ha concesso agli enti locali la libertà di imporre nuove tasse, tagliando però i trasferimenti di moneta sui quali tradizionalmente si sostenevano le amministrazioni.
 Il risultato, stando all’analisi della sempre attenta Cgia di Mestre, è il seguente: in quindici anni le imposte locali sono aumentate del 114,4 per cento senza ovviamente che questo ci abbia messo al riparo da manovre finanziarie, ritocchi delle accise sulla benzina, aumento dell’Iva.

Ogni italiano, e nel conto sono compresi i neonati e gli ultra novantenni, ha sborsato 1.684 euro. E questo solo nel 2011. Nel contempo le famiglie si sono mangiate il 26,4 per cento dei risparmi andando ad intaccare quel tesoretto che nonni e padri avevano accumulato degli anni del boom economico, mentre le spese continuavano a salire. A conti fatti le famiglie italiane sono alle corde, spendono sempre meno, cosicchè la situazione economica dei piccoli commercianti e degli artigiani si fa sempre più difficile. Un quadro fosco nel quale Comuni, Province e Regioni hanno giocato il ruolo degli esattori per conto di uno stato centrale che di fatto li ha buggerati dando qualche centesimo con una mano e sottraendo ben di più con l’altra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tagli alla sanità, aumenti delle tariffe degli autobus, dei parcheggi e del suolo pubblico, oltre ovviamente ad una crescita generalizzata delle imposte locali. Nel balletto assurdo del decentramento peloso di cui sopra, l’amministrazione centrale, invece, ha aumentato le entrate “solo” del 9%. Se nel 1996 il gettito era di 320,9  miliardi, nel 2011 l’Erario ha incassato 349,9 miliardi di euro.

Certo, mancano le manovre di lacrime e sangue di quest’anno, ma il disegno politico è evidente: lo Stato è buono, o almeno meno cattivo degli enti locali contro i quali finisce per scaricarsi tutta la rabbia dei cittadini abbandonati a loro stessi. Fate voi, cari sindaci, cari presidenti e cari governatori. Le risorse per rimanere in piedi le dovete rastrellare in casa vostra e dovete rispondere voi della qualità dei servizi erogati. Se non ce la fate, tagliate pure. Se poi il giudizio dei cittadini elettori sarà severo se non severissimo, pazienza. Stiamo parlando di un sistema che non può che peggiorare nel futuro, stando anche alle previsioni di maggiori tassazioni, Piemonte compreso, già previste per il prossimo anno al solo fine di fare quadrare bilanci sempre più in rosso. Come finirà? Tra uno Stato sempre più avido e amministrazioni sempre più fragili politicamente ed economicamente, il cittadino finisce per essere come il vecchio, caro don Abbondio: un vaso di coccio tra troppi vasi di ferro.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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