Il Borghese

L’ottimismo a parole

Ho letto i risultati di un sondaggio, diciamo così “fai da te”, che mi ha lasciato di stucco: il 33 per cento degli italiani in questo mese d’agosto dichiara di essere arrabbiato, il 3 per cento “scontento” (ma non si sa per cosa), il 4 per cento triste. E gli altri? Gli altri sono praticamente alla coque. Come tante uova uscite da una pentola dove si mescolano crisi, mancanza di occupazione, scarse prospettive, solitudine. C’è poco da stare allegri. E allora viene da chiedersi se il gelido ed efficiente professor Monti abbia dato un’occhiata proprio a questo sondaggio prima di lasciarsi andare – lui così misurato e prudente – ad un affondo di ottimismo, quando ha detto di vedere la fine della crisi, aggiungendo che il suo governo lavora sodo e che, in fondo, stiamo meglio di un anno fa.

Una botta di ottimismo insperata che il super ministro Passera ha subito condito con l’olio santo implorato dagli italiani: quello in grado di sciogliere, pur nei dovuti tempi, la pressione fiscale. Se non fossimo acciaccati da un anno di batoste che ieri, 20 agosto, è costato altre lacrime e sangue a chi lavora in proprio con il salasso degli F24, quei moduletti grigi che valgono miliardi di euro, giusto per non farsi mancare nulla neppure in tempi di ferie, ci sarebbe da tirare un sospiro di sollievo. Andrà meglio? È lecito e auspicabile pensare che sarà così. Ma intanto i sindacati prospettano un autunno difficile, se non difficilissimo e autorevoli commentatori dipingono il nostro Paese come una sorta di piramide rovesciata con la base, formata da chi produce, sempre più piccola. E la sommità rappresentata da una massa di cassaintegrati, esodati, disoccupati e – soprattutto – di giovani in cerca di un impiego che pare solo una chimera.

I dati di Eurostat sul lavoro in Europa e quelli del Fondo monetario internazionale sulla crescita parlano chiaro: da noi lavora un italiano su tre. In cifre: su 60,8 milioni di residenti risultano occupati solo 22,3 milioni di persone, il 36,8% della popolazione. Il che ci rende simili alla Grecia, ventre molle dell’Europa, sull’orlo del fallimento. Uno dei motivi del precipitare dell’occupazione sarebbe rappresentato dall’età media: ci sono molti pensionati che si sono ritirati in anticipo e soprattutto ci sono molti anziani. L’italiano “di mezzo”, quello più giovane di metà della popolazione e più vecchio dell’altra metà, oggi ha 43,8 anni: uno dei livelli più alti al mondo.  E i giovani? Monti li ha definiti “una generazione che sta pagando troppo”. Segno, ci pare, che il problema è stato individuato, ma che manca, almeno al momento, una qualche soluzione. Sarà per questo che il sondaggio “fai da te” individua una così larga percentuale di arrabbiati e un’altra fascia di scontenti e di tristi, senza parlare di quelli alla coque che magari la sfangano grazie alle famiglie, ai risparmi di mamma e papà e a qualche lavoretto estivo? Le domande cadono nel vuoto. E allora viene in mente quella frase di De Gasperi ( “…un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”) che il Professore ha fatto propria ma che, alla prova dei fatti, resta solo una bella frase nozionistica. L’autunno ci dirà se, finalmente, questo Paese ha trovato la forza di cambiare passo senza ricorrere ad ogni pie sospinto al solito salasso di Stato.

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo