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I “genitori-elicottero” e l’ansia dei figli

I genitori protettivi, in inglese “helicopter parenting” generano figli ansiosi. Lo rivela uno studio condotto in Australia dal Centro di Salute Emotiva dell’Università Macquaire di Sidney e pubblicato sul giornale scientifico PlosOne. Lo studio è stato svolto su un campione di 200 bambini, testati per la prima volta in età prescolare, e poi nuovamente esaminati dopo cinque anni ( verranno poi di nuovo valutati fra altri tre anni).

Ai bambini veniva richiesto di eseguire una serie di esercizi con le mamme accanto. Le mamme dovevano aiutarli solo se necessario, osservare il proprio comportamento e quello del bambino, e rispondere a domande quali «Vesto mio figlio anche se è capace di farlo da solo?». Alla fine è risultato che i figli delle mamme che aiutavano troppo, anche quando il bambino non ne aveva bisogno, sembravano essere più ansiosi e inibiti, più riluttanti ad aprirsi e ad esplorare situazioni nuove. E guarda caso i figli di genitori più ansiosi, sono più ansiosi.

Secondo i ricercatori l’ansia e l’ eccessivo coinvolgimento materno portano ad una diagnosi clinica di ansia più avanti negli anni. Anche quando il pargolo sembra essere in difficoltà, il comportamento più adatto non è quello della mamma-chioccia ma quello che si tiene “guidando la risposta del bambino a una situazione e modellando un comportamento coraggioso ” secondo quanto sottolinea la professoressa Jennifer L. Hudson. Se il bambino, infatti, non affronta l’esperienza che genera ansia, crescerà più insicuro e ansioso e meno preparato ad affrontare una nuova situazione pericolosa in futuro. Occorre dunque, conclude la Hudson “lasciare che il bambino viva il momento d’ansia, e stimolare un comportamento coraggioso di risposta”.

Mentre in Italia si parla di “genitori chioccia”, e il termine in genere non riveste una connotazione negativa, nei paesi anglofoni l’espressione “helicopter parenting”, presenta un’ accezione peggiorativa e viene utilizzato oramai da decenni per descrivere quei genitori che, come elicotteri, ronzano perennemente sopra la testa e la vita dei propri figli. Una sorta di iper-presenza non solo fisica ma anche psicologica, che spesso appare esagerata sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi.

Oltreoceano questi atteggiamenti sono attribuiti principalmente alla cosiddetta generazione di baby-boomers, ovvero di coloro che sono nati nel dopoguerra (tra il 1946 e il 1964), e che una volta diventati genitori, svegliano tutte le mattine i loro bambini perchè non arrivino in ritardo a lezione, magari al college, probabilmente attraverso il telefonino, definito dal professore americano Richard Mullendore «il cordone ombelicale più lungo del mondo». L’argomento è da tempo oggetto di dibattito e studi, non solo in Italia, dove si guarda positivamente ai genitori che amorevolmente svegliano i propri figli e magari gli preparano anche una nutriente colazione, ma in tutto il mondo. E a quanto pare però anche il “troppo amore” ha un prezzo.

 

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