Il Borghese

Più tasse grazie ai furbetti

La prima sorpresa arriverà dopo il 20 agosto, con gli “avvisi bonari” (che cosa avranno di bonario non è ancora chiaro) per il pagamento della Tassa rifiuti, ritoccata di un altro bel 3%. A settembre ecco i solleciti della Soris per vecchie multe non pagate. Sempre a settembre sarà il turno della seconda rata dell’Imu, a dicembre della terza, l’ultima, quella che si porterà anche l’aumento dell’aliquota (e che si mangerà la tredicesima e i regali di Natale per figli e parenti). Sarà un autunno caldo, l’ennesimo, per i nostri portafogli, dissanguati da rialzi, aumenti, rincari, tasse, imposte, balzelli, canoni, rette, bolli e così via. Per chi non se ne fosse accorto, forse distratto dalle alchimie per far quadrare il bilancio famigliare, siamo uno dei Paesi europei con la maggiore pressione fiscale, ormai oltre il 50%. E siamo anche lo Stato al mondo dove negli ultimi dieci anni la pressione fiscale è aumentata di più: gli analisti parlano di un +3,4%, mentre nell’area euro è diminuita in media dell’1%, con cali del 2,5% in Germania, del 4% in Finlandia e addirittura del 6,3% in Svezia. Vista l’impossibilità di avere un governo tecnico svedese a Palazzo Chigi, non ci resterà altro da fare che continuare a pagare, almeno fino a quando non finiremo i soldi. Tanto per farvi un’idea, Palazzo Civico stima che l’evasione dei tributi locali supererà abbondantemente la soglia del 60%.

Non stupiamoci più di tanto. Come ci informa il sempre preciso ufficio studi della Cgia di Mestre, il reddito degli italiani è tornato ai livelli di 10 anni fa, la crisi ha bruciato i risparmi del 26,4%, la spesa per i consumi finali (al lordo dell’inflazione) è aumentata del 4%, con il potere di acquisto che tra il 2008 e il 2011 è sceso del 3,7%, mentre l’inflazione è salita del 5,2%. Che cosa significa? Che le famiglie italiane sono alle corde e che spendono sempre meno, arrivando a rinunciare anche alle agognate vacanze. I primi a fare le spese della ridotta capacità di acquisto degli italiani, sempre secondo la Cgia di Mestre, saranno i piccoli commercianti e gli artigiani. Una spirale preoccupante che rischia di condannarci alla recessione.

Colpa anche di chi evade: in Italia il sommerso vale tra il 18 e il 22% del Pil. All’appello mancano quindi tra 120 e 180 miliardi di tasse evase. Una piaga che nessun governo (di centrosinistra o di centrodestra e nemmeno quello tecnico) è riuscito a debellare. Come mai? Secondo il sociologo Luciano Gallino la colpa è dei politici: «Nessun governo, nessun partito ha mai fatto davvero la lotta all’evasione perché il 22% del Pil sommerso significa che alle spalle di quella cifra vivono milioni di italiani. E quindi milioni di elettori». Verissimo. La colpa, però, è anche del nostro ordinamento, perché alla fine prevale sempre la logica dell’accordo, della transazione, della mediazione, dei condoni e dello scudo fiscale. Ma i controlli, direte voi? L’Agenzia delle Entrate ne fa 1,3 milioni, ma tra codici fiscali e partite Iva ci sono 40 milioni di potenziali evasori: in definitiva gli accertamenti riguardano il 3,2% dei contribuenti. Così l’italiano medio che evade è quasi certo di non essere beccato e, in caso contrario, è sicuro di trovare una soluzione accomodante. Alla faccia di chi le tasse le paga. E di chi quest’anno ha rinunciato alle vacanze per pagarle.

filippo.deferrari@cronacaqui.it

 

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