Il Borghese

L’Italia dei miracolati

I miracoli esistono, eccome, soprattutto in Italia. Non ci credete? E allora pensate a quel pensionato di Tolmezzo, in provincia di Udine, che nel 2005 ha perso la vista. Per la commissione medica e per l’Inps era un cieco assoluto. Ma ecco che nell’estate del 2012, l’arzillo signore viene ripreso dalle telecamere della Guardia di Finanza mentre taglia la legna per l’inverno. Cieco forse no, ma freddoloso e previdente sicuramente sì. Incastrato da un video, proprio come quella donna 53enne di Moncalieri, cieca anche lei. Ciechi dalla nascita i due figli di 13 e 33 anni, cieco anche lo zio. Una famiglia davvero sfortunata.
Per loro fortuna, però, l’Italia è la terra dei miracoli: così tutti e quattro sono stati filmati a Latina mentre ballavano e facevano festa a un matrimonio senza i problemi che l’assenza della vista potrebbe provocare. Chissà, forse la figlia era pure riuscita a prendere il bouquet della sposa.E che cosa dire di quel dipendente scolastico di Pieve Santo Stefano, Arezzo, a casa da un mese per infortunio, beccato mentre se ne andava tranquillo per i boschi a caccia di tartufi con i suoi cani? Un’altra guarigione miracolosa, ovvio. E c’è anche l’anziana che è stata fatta resuscitare da un uomo di San Cipriano Picentino, nel Salernitano: lei era morta nel 2003, lui continuava a riscuotere la pensione di vecchiaia di mille euro al mese.

Questi quattro “miracoli” sono stati scoperti negli ultimi giorni dalle Fiamme Gialle, ma il bilancio dei controlli dei primi sette mesi del 2012 è molto più corposo: sono stati scovati 1.565 falsi invalidi e 1.844 falsi poveri, costati alle casse dello Stato oltre 60 milioni di euro. In tutto oltre 3.400 truffatori, distribuiti equamente in tutte le regioni d’Italia, segno evidente che si ruba al nord come al sud. E anche dall’estero, dal momento che il Nucleo speciale Spesa pubblica e repressione frodi comunitarie di Roma, in collaborazione con l’Inps, ha scoperto 418 italiani residenti oltre confine che percepivano l’assegno di povertà senza averne diritto, ovviamente. In tutto si sono intascati circa 9 milioni di euro. Soldi, questi e i 60 milioni di euro dei loro colleghi italiani, sottratti a chi ne ha veramente bisogno, a chi ha deciso di assistere in casa un parente malato o portatore di handicap. Ma anche in quest’ultimo caso, i furbetti abbondano e ci sguazzano. Come è accaduto tempo fa ad Agrigento, dove il Circolo della legalità mandò una lettera al ministro sottoscritta da 550 addetti e un esposto alla Finanza per denunciare l’abuso della legge 104. Legge che, a tutela dei dipendenti che abbiano invalidità superiori a un certo limite o debbano farsi carico di un parente disabile, dice che hanno la precedenza in graduatoria per avere un posto più vicino a casa. Giusto. Ma c’è chi ne ha approfittato: «Il 100% dei posti nelle materne – si legge nella denuncia – è stato assegnato negli ultimi tempi grazie alla legge 104».

Insomma, c’è una disonestà dilagante che non risparmia nessun settore. E che cosa accomuna il proprietario di una fiammante Maserati da 40mila euro e il titolare di un noto ristorante? Nulla a prima vista, ma entrambi sono assegnatari di una casa popolare a Torino. Poi ci sono i 606 studenti della Sapienza smascherati (su un campione di soli 4mila) perché si dichiaravano poveri rubando le borse di studio ai poveri veri. E le 73 palazzine abusive a Casalnuovo nel Napoletano vendute dal notaio in base a un’autocertificazione falsa secondo cui tutto era a posto per il condono. E migliaia di “buoni-bebè” (solo a Voghera erano truffaldine 354 pratiche su 430) distribuiti a immigrati “finti italiani” che per legge, giusta o sbagliata che fosse, non ne avevano diritto. E decine di migliaia di finti nullatenenti dalla Val d’Aosta alla Calabria esenti dal ticket sanitario. Ma se in alcuni casi per la truffa è bastata una semplice autocertificazione, in altri il discorso è ben diverso. Ci sono certificati medici da compilare, visite da passare, commissioni, revisioni. Una trafila laboriosa che dovrebbe scongiurare il proliferare dei furbetti. Tuttavia, a quanto pare, non è così. Servono controlli più seri e un pugno più duro contro gli imbroglioni. Chi dichiara il falso, infatti, rischia poco o nulla: da 20 giorni a un massimo di due anni con la condizionale, ma in cinque anni cade tutto in prescrizione. E l’Italia non è famosa per la velocità della giustizia. Per i miracoli, invece, sì.

filippo.deferrari@cronacaqui.it

 

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