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Il Borghese

Quote rosa e doping genetico

La ragazza-pesce Ye Shiwen, nuotatrice cinese, ha sbalordito e avvelenato al tempo stesso le Olimpiadi londinesi con i suoi tempi strepitosi, tempi che avrebbero battuto quelli dei suoi colleghi uomini. Una rivoluzione talmente clamorosa – ed ecco cosa intendiamo per “veleni” – che si affaccia immediatamente l’incubo del doping, il “doping genetico” per meglio dire, ossia trattamenti medici che portano a una evoluzione stessa del fisico, amplificando le doti naturali. Un doping, ovviamente, non rilevabile dai normali controlli.

Per sfuggire all’idea di una forma di eugenetica applicata allo sport, ci piacerebbe pensare semplicemente alla naturale evoluzione della fisiologia umana. Ci dicono illustri ricercatori che i limiti fisici dell’uomo non sono ancora stati raggiunti: quei record che paiono ormai sovrumani, in realtà, saranno ancora migliorati da qui ai prossimi anni, sia in campo maschile sia in campo femminile. Fino a che si raggiungerà il limite umano e invalicabile. Quando, non si può sapere. Ma ciò che si analizza, ora, è la differenza di potenziale tra uomini e donne: i primi miglioreranno i loro primati, ma in misura inferiore a quanto faranno le seconde che, addirittura, a breve in certe discipline come quelle dei velocisti potrebbero raggiungere e superare i colleghi maschi. Ma per quale ragione? Semplicemente perché, ci avverte la scienza, le donne hanno cominciato a praticare sport decenni dopo gli uomini e quindi i loro margini di miglioramento sono ancora piuttosto ampi.

Un ragionamento affascinante, soprattutto in un mondo come quello sportivo dove si discute su questioni di velo e tute per coprire il corpo e divieti tout court in nome della religione. Ma altrettanto affascinante anche nel resto della nostra società: immaginiamo nella politica, nell’economia, nella pubblica amministrazione, ovunque alle donne si cerchi di riservare sempre e comunque quelle “quote rosa” che nelle intenzioni di molti sono contentini piuttosto che veri riconoscimenti di parità. La nostra società fatica ancora a comprendere le potenzialità di chi normalmente non è al potere – donne, ma anche i giovani – e sarebbe certamente messa in grave imbarazzo da una improvvisa avanzata dell’ex “sesso debole”. Probabilmente si comincerebbe a strillare al “doping genetico” anche in Parlamento o nei consigli di amministrazione. Sarà per questo, in fondo, che la soluzione rassicurante tanto per i politici quanto per gli elettori è di continuare a preferire le Minetti o le Carfagna.

andrea.monticone@cronacaqui.it
Twitter@AMonticone

 

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