img
Il Borghese

Gli enti inutili che nessuno taglia

Per non farci mancare nulla scopriamo che l’unica fabbrica che tira in Italia è quella dei disoccupati. L’incremento supera il dieci per cento nel 2012 e l’esercito dei senza lavoro tocca quota 2 milioni e 800mila. Esattamente 760mila in più rispetto allo scorso anno. In pillole, la fotografia più impietosa della crisi che stiamo vivendo. Ma questa è solo una delle facce della medaglia di un paese strano e a volte incomprensibile. Perchè basta far saltare la moneta e se cade dall’altra parte scopriamo che c’è un’altra Italia, quella che vive “a gettone”, che invece se la spassa a spese nostre e brucia almeno sette miliardi l’anno occupandosi di questioni di cui, senza temere di apparire gretti e insensibili, potremmo fare a meno tutti senza battere neppure un ciglio. Mi riferisco agli enti inutili che la ormai celebrata spending review chissà come (e perchè) ha risparmiato in toto o quasi.

Tenetevi forte: gli istituti, i centri ricerca, i consorzi, gli enti autonomi, le società partecipate da Regioni, Province e Comuni sono ancora più o meno 34mila. Si va dall’Istituto agronomico d’oltremare con sede a Firenze (47 membri nello staff tra manager, funzionari e tecnici vari) che si occupa della diffusione in Pakistan dell’oliva ascolana oltre che della valorizzazione della palma da dattero in Libia (rivoluzione a parte, ovviamente), all’Istituto per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere a Venezia, al Consorzio intercomunale soggiorni climatici di Verona. Senza dimenticare l’Opera nazionale dei figli degli aviatori, nata nel 1923 per assistere gli orfani ai tempi di Baracca (fonte: “Spudorati” ultimo libro-denuncia di Mario Giordano) che ancora oggi vanta un congruo consiglio di amministrazione, oppure la fondazione ville vesuviane prodotto significativo della collaborazione tra Comune, Provincia di Napoli e Regione Campania. Che dire poi di un Istituto culturale delle comunità dei ladini storici delle Dolomiti bellunesi, o di una fondazione centro studi transfrontaliero del Comelico e Sappada? In Piemonte, per non essere da meno, contiamo il Centro piemontese di studi africani, un Istituto per le piante da legno e l’ambiente e un centro internazionale del cavallo. In termine tecnico questi enti inutili o quasi sono stati battezzati dalla burocrazia “enti strumentali”.

Nel senso che sono utili (o strumentali, fate voi…) ai fortunati che ne fanno parte e che, come detto prima, consumano circa 7 miliardi di euro l’anno, di cui 2,5 per i soli consigli di amministrazione. Il sottobosco vero della politica della cadreghina e del gettone tenuto in vita per premiare fedelissimi, sottopancia, raccomandati e simili. E che in pratica rappresentano le stanze segrete della politica, di cui i cittadini ignorano perfino l’esistenza, anche se poi sono loro, con le loro tasse, a finanziarle e a tenerle in vita. Per correttezza anche geografica è l’Emilia Romagna la regione con più enti strumentali (368), seguita da Lombardia (297), Toscana (267), Campania (262), Veneto (258), Piemonte (253), Liguria (220), Sicilia (206). Quella che ne ha di meno è il Molise      (21), che è pure la regione più piccola e meno popolosa. Tutto ciò predetto, che ha fatto la politica, “salva Italia” compresa, per sfoltire questi sprechi? Poco o nulla: poco ha fatto, ai tempi, il ministro per la semplificazione Calderoli (24 enti soppressi), poco ha fatto lo staff dei Professori (39). Ogni commento è ovviamente superfluo.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo